Quante tasse paga un forfettario: come si calcola l'imposta sostitutiva
Quante tasse paga un forfettario: incassi dell'anno per il coefficiente di redditività dell'attività, meno i contributi previdenziali versati, per il 15% o il 5%. Tabella dei coefficienti dell'allegato 4 della legge 190/2014, tre esempi svolti con 50.000 euro di incassi, acconti e saldo dell'imposta sostitutiva con scadenze e codici tributo.
Il 15% del forfettario non si paga su tutto quello che incassi
Coefficiente di redditività, contributi, aliquota, acconti e saldo: il calcolo dell'imposta sostitutiva passo per passo, con tre attività a confronto.
Quante tasse paga un forfettario?
Un forfettario paga l'imposta sostitutiva del 15%, o del 5% nei primi cinque anni se ha i requisiti, non su tutto quello che incassa ma sul reddito forfettario: gli incassi dell'anno moltiplicati per il coefficiente di redditività della sua attività, meno i contributi previdenziali versati nello stesso anno (art. 1, commi 64 e 65, legge 190/2014). Con 50.000 euro incassati e 5.000 euro di contributi, un professionista al 78% paga 5.100 euro, un commerciante al 40% ne paga 2.250. L'imposta sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP, e si versa come l'IRPEF: saldo e primo acconto entro il 30 giugno, secondo acconto entro il 30 novembre. Qui trovi il calcolo passo per passo, i coefficienti ufficiali e le scadenze; fatture, registri e conservazione sono spiegati nella guida sugli adempimenti della contabilità forfettaria.
In sintesi
- Reddito forfettario = incassi dell'anno per il coefficiente di redditività dell'allegato 4 della legge 190/2014, dal 40% all'86% secondo il codice ATECO (art. 1, comma 64).
- Dal reddito si deducono i contributi previdenziali obbligatori versati nell'anno; l'eventuale eccedenza si deduce dal reddito complessivo (comma 64).
- Sul risultato si applica l'imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per l'anno di inizio e i quattro successivi alle condizioni del comma 65.
- Il coefficiente si legge ancora sul codice ATECO 2007 corrispondente, finché non saranno approvati i coefficienti basati su ATECO 2025 (art. 1, D.Lgs. 81/2025).
- Saldo e primo acconto entro il 30 giugno, secondo acconto entro il 30 novembre, con i codici tributo 1792, 1790 e 1791. Regole in vigore alla data di questo articolo, 19 settembre 2026.
Come si calcola l'imposta sostitutiva, passo per passo?
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1. Incassi dell'anno
Si sommano ricavi e compensi incassati dal 1º gennaio al 31 dicembre: conta la data del pagamento, non quella della fattura.
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2. Per il coefficiente
Gli incassi si moltiplicano per il coefficiente di redditività del gruppo ATECO: il risultato è il reddito forfettario (comma 64).
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3. Meno i contributi
Si tolgono i contributi previdenziali obbligatori versati nell'anno; l'eventuale eccedenza si deduce dal reddito complessivo.
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4. Per il 15% o il 5%
Sul reddito imponibile si applica il 15%, o il 5% nei primi cinque anni con i requisiti del comma 65: è l'imposta dell'anno.
Il coefficiente di redditività è la quota degli incassi che la legge considera reddito: le spese sono già comprese nella parte restante, e per questo non si deducono una per una. I valori sono nell'allegato 4 della legge 190/2014, nel testo in vigore dal 1º gennaio 2019, e dipendono dal gruppo di settore del codice ATECO. Il codice da usare è quello ATECO 2007: l'articolo 1 del D.Lgs. 81/2025 stabilisce che, finché non saranno approvati i nuovi coefficienti basati sulla classificazione ATECO 2025, il coefficiente si individua sul codice corrispondente della classificazione 2007. Nella dichiarazione dei redditi 2026 si indicano entrambi i codici, e per trovare la corrispondenza le istruzioni dell'Agenzia delle Entrate rimandano alla pagina dedicata dell'ISTAT.
| Gruppo di settore | Codici ATECO 2007 | Coefficiente |
|---|---|---|
| Industrie alimentari e delle bevande | 10-11 | 40% |
| Commercio all'ingrosso e al dettaglio | 45; da 46.2 a 46.9; da 47.1 a 47.7; 47.9 | 40% |
| Commercio ambulante di prodotti alimentari e bevande | 47.81 | 40% |
| Commercio ambulante di altri prodotti | 47.82-47.89 | 54% |
| Costruzioni e attività immobiliari | 41-42-43; 68 | 86% |
| Intermediari del commercio | 46.1 | 62% |
| Servizi di alloggio e di ristorazione | 55-56 | 40% |
| Attività professionali, scientifiche, tecniche, sanitarie, di istruzione, servizi finanziari e assicurativi | 64-65-66; 69-70-71-72-73-74-75; 85; 86-87-88 | 78% |
| Altre attività economiche | 01-02-03; 05-06-07-08-09; da 12 a 33; 35; 36-37-38-39; 49-50-51-52-53; 58-59-60-61-62-63; 77-78-79-80-81-82; 84; 90-91-92-93; 94-95-96; 97-98; 99 | 67% |
Fonte: allegato 4 della legge 190/2014. Chi sviluppa software o fa consulenza informatica (divisione 62) rientra fra le altre attività economiche, al 67%, e non fra le attività professionali al 78%.
Quando si pagano saldo e acconti dell'imposta sostitutiva?
L'imposta sostitutiva si versa con le regole dell'IRPEF (art. 1, comma 64, legge 190/2014): ogni anno si paga il saldo dell'anno prima e un acconto su quello in corso, pari al 100% dell'imposta dell'anno precedente se questa arriva almeno a 52 euro. L'acconto si divide in due rate: 40% e 60%, oppure 50% e 50% per chi esercita un'attività per cui sono approvati gli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA), regola che l'Agenzia delle Entrate con la risoluzione 93/E del 2019 ha esteso anche ai forfettari. Se la prima rata non supera 103 euro, l'acconto si versa tutto entro il 30 novembre. Nell'esempio l'imposta è di 4.200 euro per il 2025 e di 5.100 euro per il 2026, con rate al 50%; le date possono slittare per i differimenti decisi di anno in anno.
Entro il 30 giugno 2026
Saldo 2025 e primo acconto 2026
Si paga il saldo 2025, cioè l'imposta dell'anno meno gli acconti già versati, e il primo acconto 2026: il 50% di 4.200 euro, 2.100 euro (codici tributo 1792 e 1790). Si può pagare entro i 30 giorni successivi con la maggiorazione dello 0,40%. Nel 2026, per i soggetti ISA, lo scadenzario dell'Agenzia delle Entrate ha indicato il 20 luglio senza maggiorazione.
Entro il 30 novembre 2026
Secondo acconto 2026
Si versa l'altra metà dell'acconto, 2.100 euro, con il codice tributo 1791. In tutto, nel 2026, sono stati anticipati 4.200 euro sull'imposta del 2026.
Entro il 30 giugno 2027
Saldo 2026 e primo acconto 2027
L'imposta 2026 è di 5.100 euro: tolti i 4.200 euro di acconti, il saldo è di 900 euro. Insieme si paga il primo acconto 2027, il 50% di 5.100 euro, cioè 2.550 euro: a giugno escono 3.450 euro. Saldo e primo acconto si possono rateizzare con rate mensili da chiudere entro il 16 dicembre.
Entro il 30 novembre 2027
Secondo acconto 2027
Il secondo acconto è di altri 2.550 euro. Con le rate al 40% e al 60%, invece, il primo acconto 2027 sarebbe di 2.040 euro e il secondo di 3.060 euro.
Come si compila l'F24 con i codici tributo 1790, 1791 e 1792?
I tre codici dell'imposta sostitutiva vanno nella sezione «Erario» del modello F24, nella colonna «importi a debito versati», con l'anno d'imposta a cui si riferisce il pagamento nel campo «anno di riferimento», in quattro cifre (risoluzione dell'Agenzia delle Entrate 59/E dell'11 giugno 2015). Il codice tributo 1791 è quello di novembre: serve per il secondo acconto, oppure per l'acconto versato tutto insieme quando la prima rata non supera 103 euro, e non chiede il campo rateazione. Con 1790 e 1792, se saldo e primo acconto si pagano a rate, il campo «rateazione» riporta il numero della rata e il totale delle rate: 0103 è la prima di tre, 0101 indica il pagamento in un'unica soluzione. L'errore più comune è l'anno: a giugno 2026 il saldo si riferisce al 2025, i due acconti al 2026.
| Codice tributo | Cosa si paga | Entro quando | Anno di riferimento (versamenti del 2026) | Campo rateazione |
|---|---|---|---|---|
| 1792 | Saldo dell'imposta sostitutiva dell'anno precedente | 30 giugno, o nei 30 giorni successivi con lo 0,40% in più | 2025 | NNRR se a rate; 0101 in unica soluzione |
| 1790 | Primo acconto (40% o 50%) | 30 giugno, insieme al saldo | 2026 | NNRR se a rate; 0101 in unica soluzione |
| 1791 | Secondo acconto (60% o 50%), o acconto in unica soluzione | 30 novembre | 2026 | Non si compila |
Fonte: risoluzione 59/E del 2015 e schede dei codici tributo dell'Agenzia delle Entrate. Il 1792 si può indicare anche nella colonna «importi a credito compensati», se dal saldo risulta un credito d'imposta sostitutiva. Dal 1º gennaio 2027 le regole del forfettario passano dai commi 54-89 della legge 190/2014 agli articoli 232-243 del testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. 117/2026), mentre le denominazioni dei codici citano ancora il comma 64: prima dei versamenti del 2027 conviene controllare la scheda del codice sul sito dell'Agenzia delle Entrate.
Quanto paga un forfettario con 50.000 euro di incassi? Tre attività a confronto
Stessi incassi, 50.000 euro, e stessi contributi versati nell'anno, 5.000 euro, per tre attività con coefficienti diversi. I contributi sono un importo di esempio: la cifra reale dipende dalla cassa o dalla gestione previdenziale di ciascuno. Il calcolo segue il comma 64: incassi per coefficiente, meno contributi, per l'aliquota. A parità di incassi, il professionista paga più del doppio del commerciante.
Professionista al 78%: 5.100 euro
Attività professionali, per esempio consulenza gestionale (ATECO 2007 70) o design (74). Reddito: 50.000 × 78% = 39.000 euro; meno 5.000 euro di contributi, imponibile 34.000 euro. Imposta al 15%: 5.100 euro; al 5%: 1.700 euro.
Sviluppatore al 67%: 4.275 euro
Produzione di software e consulenza informatica (ATECO 2007 62), nel gruppo delle altre attività. Reddito: 50.000 × 67% = 33.500 euro; meno 5.000 euro di contributi, imponibile 28.500 euro. Imposta al 15%: 4.275 euro; al 5%: 1.425 euro.
Commercio al 40%: 2.250 euro
Commercio al dettaglio (ATECO 2007 da 47.1 a 47.7). Reddito: 50.000 × 40% = 20.000 euro; meno 5.000 euro di contributi, imponibile 15.000 euro. Imposta al 15%: 2.250 euro; al 5%: 750 euro.
Quali errori si fanno più spesso nel calcolo delle tasse del forfettario?
Il 15% non si applica agli incassi ma al reddito forfettario, cioè alla parte degli incassi indicata dal coefficiente, al netto dei contributi. Con 50.000 euro incassati e il coefficiente del 78%, il 15% di tutto farebbe 7.500 euro; il conto giusto, con 5.000 euro di contributi, è 5.100 euro.
Dal reddito forfettario si tolgono i contributi previdenziali obbligatori versati nell'anno, secondo la data del pagamento (rigo LM35 del modello Redditi). Se superano il reddito forfettario, l'eccedenza si deduce dal reddito complessivo.
Dal 2025 il codice attività segue la classificazione ATECO 2025, ma la tabella dei coefficienti usa ancora i codici ATECO 2007: finché non ci sono i nuovi coefficienti vale il codice 2007 corrispondente (art. 1, D.Lgs. 81/2025). Nel quadro LM della dichiarazione si indicano entrambi.
Il 5% vale per l'anno di inizio e i quattro successivi solo se nei tre anni prima non si è svolta attività d'impresa, artistica o professionale e se la nuova attività non prosegue un lavoro dipendente o autonomo precedente, salvo la pratica obbligatoria (comma 65). Dal sesto anno l'aliquota torna al 15%.
Nel primo anno di attività non c'è un'imposta dell'anno prima su cui calcolare l'acconto. Il giugno successivo, però, si pagano insieme il saldo dell'intero primo anno e il primo acconto del secondo, e a novembre arriva il secondo acconto: è il momento in cui le uscite si concentrano.
Cosa fare adesso
- Trova il tuo coefficiente: controlla il codice attività nel cassetto fiscale dell'area riservata dell'Agenzia delle Entrate, individua il codice ATECO 2007 corrispondente e il suo gruppo nella tabella qui sopra.
- Tieni la data di ogni incasso e di ogni contributo versato: sono i due numeri da cui parte il calcolo. In OreFattura le fatture in regime forfettario escono con la natura N2.2 e il riferimento alla legge 190/2014, e gli incassi si registrano fattura per fattura: è l'ultimo passo di come le ore lavorate diventano una fattura elettronica, mentre il calcolo dell'imposta resta tuo o del commercialista.
- Metti da parte le somme per giugno e novembre, saldo e acconti insieme. Se preferisci che i conti li faccia uno studio, puoi chiedere un preventivo per la consulenza fiscale di uno studio commercialistico partner.
Domande frequenti sulle tasse del forfettario
No. L'imposta sostitutiva del 15% o del 5% sostituisce l'IRPEF, le addizionali regionali e comunali e l'IRAP sul reddito dell'attività (art. 1, comma 64, legge 190/2014). Restano dovuti i contributi previdenziali, che si deducono dal reddito forfettario; la rivalsa INPS del 4% addebitata ai clienti invece è compenso, non un contributo da dedurre.
Chi avvia una nuova attività, per l'anno di inizio e i quattro successivi, se nei tre anni precedenti non ha esercitato attività artistica, professionale o d'impresa, se l'attività non è la mera prosecuzione di un lavoro dipendente o autonomo precedente (la pratica obbligatoria non conta) e, se prosegue l'attività di un altro soggetto, se i ricavi e compensi dell'anno prima non superavano il limite di accesso (art. 1, comma 65, legge 190/2014).
Si applica a ciascun gruppo il proprio coefficiente: nel quadro LM si compila un rigo per ogni gruppo di settore, con gli incassi di quel gruppo, e i redditi si sommano prima di togliere i contributi. Se le attività sono nello stesso gruppo basta un rigo con il codice prevalente e il totale degli incassi.
1790 per la prima rata di acconto, 1791 per la seconda rata o l'acconto in unica soluzione, 1792 per il saldo dell'imposta sostitutiva del regime forfetario. Chi ha la partita IVA versa con l'F24 telematico, direttamente o tramite un intermediario abilitato.
Sì. Se dalla dichiarazione risulta un credito d'imposta sostitutiva, per esempio perché gli acconti versati superano l'imposta dell'anno, nell'F24 lo si indica nella sezione «Erario» con il codice tributo 1792, nella colonna «importi a credito compensati». La risoluzione 59/E del 2015 prevede questa colonna solo per il codice del saldo, non per i codici degli acconti 1790 e 1791.
Oltre 85.000 euro si resta forfettari fino alla fine dell'anno e si esce da quello successivo; oltre 100.000 euro il regime cessa già nell'anno, il reddito dell'intero anno si determina con le regole ordinarie e l'IVA è dovuta dalle operazioni che fanno superare la soglia. I dettagli sono nell'articolo su cosa succede quando superi il limite del forfettario.
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