Limite del regime forfettario: cosa succede se lo superi
Il limite del regime forfettario si conta sui ricavi e compensi incassati nell'anno solare, non sulle fatture emesse. Fino a 100.000 euro si esce dall'anno successivo; oltre quella cifra si esce subito, dall'operazione stessa. Come si fa il conto, cosa cambia in fattura e quali sono gli errori che costano di più.
Il limite si conta su quello che hai incassato, non su quello che hai fatturato
Come si fa il conto davvero, cosa cambia sopra 85.000 euro e cosa cambia sopra 100.000, e che fine fanno le fatture già emesse.
Qual è il limite del regime forfettario?
Il limite del regime forfettario è di 85.000 euro di ricavi e compensi, fissato dalla legge di bilancio 2023 (L. 197/2022), che ha modificato l'articolo 1, comma 54, della legge 190/2014. Il conto si fa su quello che hai incassato nell'anno solare, non su quello che hai fatturato: il forfettario segue il principio di cassa. Superare il limite non ti mette fuori il giorno dopo, e le conseguenze cambiano parecchio a seconda di quanto lo superi: fino a 100.000 euro resti forfettario per tutto l'anno in corso ed esci dal primo gennaio successivo; oltre 100.000 euro il regime cessa subito, già dall'operazione che ha fatto superare la soglia.
In sintesi
- Il limite è 85.000 euro di ricavi e compensi incassati nell'anno solare (art. 1, comma 54, L. 190/2014, come modificato dalla L. 197/2022): soglia in vigore alla data di questo articolo, 16 settembre 2026.
- Conta l'incasso, non l'emissione: una fattura di dicembre incassata a gennaio pesa sull'anno nuovo.
- Fra 85.000 e 100.000 euro il regime ordinario parte dal 1º gennaio dell'anno successivo.
- Oltre 100.000 euro il regime cessa nell'anno stesso e l'IVA è dovuta a partire dall'operazione che ha superato la soglia.
- Le fatture già emesse non si rifanno: restano con la natura IVA N2.2 e la dicitura del momento in cui sono nate.
Come si conta il limite: fatture emesse o incassi ricevuti?
La differenza fra le due domande, a fine anno, è l'unica che conta. Il regime forfettario determina il reddito con il principio di cassa: nel conteggio entra ogni somma effettivamente incassata fra il 1º gennaio e il 31 dicembre, indipendentemente da quando hai emesso il documento. Oltre ai ricavi contano altri requisiti, come le spese per dipendenti e collaboratori entro 20.000 euro, e le cause di esclusione: sono raccolti nella guida su requisiti e cause di esclusione del forfettario 2026. Se accanto alla partita IVA hai anche uno stipendio, conta pure la soglia dei redditi di lavoro dipendente, spiegata nella guida per chi ha partita IVA e lavoro dipendente nel 2026.
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Entra quello che hai incassato
Bonifici, contanti e pagamenti elettronici accreditati nell'anno, anche quando la fattura è dell'anno prima.
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Non entra quello che hai solo fatturato
Una fattura emessa a dicembre e pagata a febbraio pesa sull'anno del pagamento, non su quello dell'emissione.
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Le attività diverse si sommano
Con più codici ATECO sulla stessa partita IVA si prende la somma dei ricavi e dei compensi di tutte le attività (art. 1, comma 55, L. 190/2014).
Cosa succede quando superi il limite?
Fino a 100.000 euro: cambi dall'anno dopo
Il regime ordinario parte dal 1º gennaio successivo
Chiudi l'anno in corso da forfettario, con le stesse regole e le stesse fatture. Dal primo gennaio successivo passi al regime ordinario: IVA esposta in fattura, registri e liquidazioni periodiche.
Oltre 100.000 euro: cambi subito
L'IVA è dovuta dall'operazione che supera la soglia
Il regime cessa nell'anno stesso. L'IVA è dovuta a partire dall'operazione che ha fatto superare i 100.000 euro: quella fattura esce già con l'imposta, non la successiva.
Le fatture già emesse restano come sono
Niente da rifare sui documenti precedenti
I documenti emessi prima del superamento non si rifanno e non si rettificano: portano la natura IVA N2.2 e il riferimento normativo con cui sono nati.
Il conto dell'anno lo chiude il commercialista, ma il dato di partenza è tuo: quanto hai davvero incassato, non quanto hai fatturato. In OreFattura ogni incasso si segna rata per rata accanto alla fattura, quindi quel numero è già a posto. La somma dell'anno e il confronto con la soglia restano però fuori dal software: OreFattura non calcola l'aggregato annuo e non avvisa quando ti avvicini al limite. Chi vuole vedere il passaggio completo, da le attività del periodo alla fattura elettronica, lo trova sulla pagina del prodotto.
Due esempi con i numeri
Incassi 92.000 euro nel 2026
Hai superato 85.000 ma sei sotto 100.000. Resti in regime forfettario per tutto il 2026, con le stesse fatture e le stesse regole. Dal 1º gennaio 2027 passi al regime ordinario.
Incassi 104.000 euro nel 2026
Hai superato anche i 100.000. Il regime forfettario cessa nel 2026 stesso: la fattura con cui hai passato la soglia esce già con l'IVA, e da lí in avanti fatturi da ordinario.
Cosa cambia il giorno dopo
In regime ordinario l'IVA si espone in fattura e si versa con le liquidazioni periodiche, e cambiano i registri. Le fatture emesse prima restano valide cosí come sono: la natura N2.2 non si tocca.
Gli errori che costano di più
È l'errore più comune e il più caro: si guarda il totale delle fatture emesse e si conclude di essere sotto soglia, mentre il conteggio va fatto sulle somme incassate nell'anno solare. Le due cifre coincidono solo se tutti i clienti hanno pagato entro il 31 dicembre.
Una fattura emessa il 20 dicembre e pagata il 10 gennaio entra nel conteggio dell'anno nuovo. È il modo in cui un anno che sembrava chiuso si riapre, e vale in entrambe le direzioni: alleggerisce l'anno vecchio e appesantisce quello nuovo.
Nessun obbligo impone a un software di fatturazione di avvisare chi si avvicina alla soglia, e OreFattura non lo fa: non calcola l'aggregato annuo e non manda avvisi. Il presidio resta il commercialista, con i dati che gli passi.
Usciti dal regime forfettario il rientro non è automatico l'anno dopo: si rientra quando tornano i requisiti, e la verifica va fatta caso per caso con il proprio commercialista.
Cosa fare adesso
- Somma gli incassi ricevuti dal 1º gennaio a oggi, con la data del pagamento e non quella della fattura.
- Guarda le fatture emesse e non ancora pagate: sono quelle che decidono in quale anno finirai.
- Se il totale si avvicina agli 85.000 euro, parlane col commercialista prima di dicembre: dopo, le uniche scelte rimaste sono quelle che non hai fatto. Se non ne hai uno, puoi chiedere un primo colloquio gratuito a uno studio commercialistico partner.
Domande frequenti sul limite del regime forfettario
Il limite del regime forfettario resta quello fissato dalla legge finché un'altra legge non lo modifica. Gli 85.000 euro sono stati introdotti dalla legge di bilancio 2023 (L. 197/2022), che ha modificato l'articolo 1, comma 54, della legge 190/2014, e sono la soglia in vigore alla data di questo articolo, il 16 settembre 2026. Prima di usare il dato in un anno diverso conviene ricontrollare l'ultima legge di bilancio. Per chi apre la partita IVA in corso d'anno il limite si ragguaglia ad anno: passi e costi dell'apertura sono nella guida su come si apre la partita IVA forfettaria.
No. I documenti emessi quando eri in regime forfettario restano validi con la natura IVA N2.2 e il riferimento normativo che portavano. L'IVA riguarda le operazioni successive: dall'anno nuovo se sei rimasto sotto 100.000 euro, dall'operazione che ha superato la soglia se li hai oltrepassati.
Il dato sta negli incassi, non nelle fatture emesse: serve tenere traccia di ogni pagamento ricevuto con la sua data, comprese le fatture dell'anno prima pagate quest'anno. La somma dell'anno e il confronto con la soglia restano un lavoro da fare con il commercialista.
Sì. Fuori dal regime forfettario il reddito torna a essere tassato con l'IRPEF e le relative addizionali, al posto dell'imposta sostitutiva, e cambiano anche gli adempimenti IVA. È il motivo per cui il superamento conviene pianificarlo invece di subirlo: per confrontare i numeri parti da quante tasse paga un forfettario.
Non esiste una risposta valida per tutti: rifiutare lavoro per restare sotto soglia ha un costo, e il regime ordinario porta adempimenti ma anche la detrazione dell'IVA sugli acquisti. È una valutazione da fare con il proprio commercialista sui numeri reali, e va fatta prima di dicembre.
Il conto parte da quanto hai incassato
Se le ore, i canoni e gli incassi stanno in tre posti diversi, il numero non ce l'hai. In OreFattura le attività del periodo diventano una fattura elettronica e ogni rata incassata resta accanto al suo documento.
Prova di 14 giorni, la carta serve per attivare la sottoscrizione, la disdetta si fa in autonomia e l'accesso resta fino alla fine del periodo pagato.