Contabilità forfettaria: cosa deve tenere davvero chi è in regime forfettario

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Il forfettario non tiene le scritture contabili né i registri IVA, ma non è esonerato da tutto: fatture elettroniche, fatture di acquisto da conservare, dichiarazione dei redditi e versamenti restano. Cosa resta da fare e cosa no, con le fonti dell'Agenzia delle Entrate.

Il forfettario non tiene la contabilità, ma non è esonerato da tutto

Cosa non devi più fare, cosa resta obbligatorio anche senza scritture contabili e che cosa segue di solito il commercialista.

Che contabilità deve tenere chi è in regime forfettario?

Chi è in regime forfettario non tiene le scritture contabili e non ha registri IVA, liquidazioni o dichiarazione IVA: lo prevede l'articolo 1, commi 59 e 69, della legge 190/2014. Non è però esonerato da tutto. Restano da fare cinque cose: emettere fatture elettroniche, conservare le fatture di acquisto, certificare i corrispettivi quando servono, versare l'IVA sugli acquisti in reverse charge o dall'estero, presentare la dichiarazione dei redditi pagando imposta sostitutiva e contributi. Il reddito si calcola sugli incassi dell'anno per il coefficiente di redditività dell'attività, non sulle spese sostenute. Se preferisci che questi passaggi li segua un professionista, puoi chiedere la consulenza fiscale di uno studio commercialistico partner.

In sintesi

  • Il forfettario è esonerato dalla registrazione e dalla tenuta delle scritture contabili (art. 1, comma 69, L. 190/2014), ma deve tenere i registri previsti da norme non tributarie.
  • Niente IVA in fattura (art. 1, comma 58, lettera a, L. 190/2014), niente liquidazioni, niente registri IVA e niente dichiarazione IVA (comma 59).
  • La fattura elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari dal 1º gennaio 2024 (art. 18 D.L. 36/2022).
  • Le fatture di acquisto e le bollette doganali si numerano e si conservano.
  • Il reddito è calcolato per cassa: incassi dell'anno per il coefficiente di redditività, poi imposta sostitutiva del 15% o del 5%. Regole in vigore alla data di questo articolo, 17 settembre 2026.

Da cosa è esonerato chi è in regime forfettario?

Gli esoneri del forfettario sono elencati dall'Agenzia delle Entrate nella circolare 32/E del 5 dicembre 2023 e riguardano sia l'IVA sia le imposte sui redditi. Sono la ragione per cui si parla di contabilità semplificata «al minimo»: sparisce quasi tutto il lavoro di registrazione.

  • Scritture contabili

    Nessun obbligo di registrazione e tenuta delle scritture contabili ai fini delle imposte sui redditi (comma 69).

  • Registri IVA

    Non si registrano fatture emesse, corrispettivi e acquisti, e non si tengono i registri IVA (comma 59).

  • Liquidazioni e dichiarazione IVA

    Niente IVA addebitata al cliente, niente detrazione sugli acquisti, niente liquidazioni periodiche e niente dichiarazione annuale IVA.

  • Ritenuta d'acconto subita

    I compensi del forfettario non subiscono la ritenuta: lo si dichiara al cliente e lo si scrive in fattura (comma 67).

  • Indici ISA

    Il forfettario è escluso dagli indici sintetici di affidabilità fiscale.

  • Ritenute sui compensi pagati

    Non si opera la ritenuta alla fonte su quanto si paga ad altri, salvo sui redditi di lavoro dipendente e assimilati.

Cosa resta obbligatorio anche senza scritture contabili?

01

Emettere fatture elettroniche

Obbligo per tutti i forfettari dal 1º gennaio 2024

L'articolo 18 del D.L. 36/2022 ha tolto l'esonero: dal 1º luglio 2022 per chi superava 25.000 euro, dal 1º gennaio 2024 per tutti. In fattura vanno il regime forfettario, la natura IVA N2.2, la dicitura con il riferimento alla legge 190/2014 e il bollo da 2 euro quando è dovuto: campo per campo, lo spiega la guida su come si compila la fattura elettronica del forfettario. La scheda «Semplificazioni e adempimenti» del portale dell'Agenzia riporta ancora l'esonero delle regole 2020: vale la circolare 32/E.

02

Conservare le fatture di acquisto

Insieme alle bollette doganali di importazione

L'esonero dalla tenuta dei documenti ha un'eccezione esplicita: fatture e documenti di acquisto e bollette doganali vanno numerati e conservati (circolare 32/E, par. 1.2). Per le fatture elettroniche l'Agenzia delle Entrate offre anche un servizio di conservazione gratuito, a cui si aderisce da sé.

03

Certificare i corrispettivi

Quando si vende a privati senza fattura

L'esclusione dall'IVA non elimina la certificazione dei corrispettivi: chi incassa da consumatori finali senza emettere fattura deve comunque documentare l'incasso.

04

Versare l'IVA quando la deve il forfettario

Reverse charge e acquisti dall'estero

Negli acquisti in reverse charge e in quelli dall'estero l'imposta è a carico di chi compra, anche se forfettario: la fattura si integra con aliquota e imposta e l'IVA si versa. Non si detrae.

05

Dichiarazione dei redditi e versamenti

Imposta sostitutiva e contributi previdenziali

Ogni anno si presenta la dichiarazione dei redditi e si versano l'imposta sostitutiva e i contributi. Per farlo serve un dato che nessun esonero toglie: quanto si è incassato nell'anno.

Come si calcola il reddito senza contabilità: un esempio

Nel regime forfettario il reddito si determina per cassa: ai ricavi o compensi incassati nell'anno si applica il coefficiente di redditività dell'attività, che va dal 40% all'86% secondo il codice ATECO (art. 1, comma 64, L. 190/2014). Le spese reali non si deducono una per una: sono già considerate nel coefficiente. Dal risultato si tolgono i contributi previdenziali obbligatori versati. I numeri qui sotto sono di esempio, con un coefficiente ipotetico del 78%. Tre esempi con coefficienti diversi, e le scadenze di saldo e acconti, sono nella guida su come si calcola l'imposta sostitutiva.

1. Incassi dell'anno: 40.000 euro

Contano i pagamenti ricevuti fra il 1º gennaio e il 31 dicembre, non le fatture emesse. Con il coefficiente del 78% il reddito lordo è di 31.200 euro.

2. Meno i contributi: 5.000 euro

Dal reddito forfettario si deducono i contributi previdenziali obbligatori versati. Il reddito imponibile scende a 26.200 euro.

3. Imposta sostitutiva

Al 15% l'imposta è di 3.930 euro. Con l'aliquota del 5% riservata alle nuove attività per i primi cinque anni, alle condizioni del comma 65, scende a 1.310 euro.

Quali errori fa spesso chi gestisce da solo la contabilità forfettaria?

L'esonero riguarda le scritture contabili e i registri IVA. Fatture elettroniche, conservazione delle fatture di acquisto, dichiarazione dei redditi e versamenti restano, e le scadenze dei versamenti non si spostano perché non si tengono registri.

Il reddito del forfettario segue il criterio di cassa: una fattura di dicembre pagata a gennaio entra nell'anno del pagamento. Lo stesso criterio vale per il limite degli 85.000 euro e per cosa succede se lo superi.

Nel forfettario le spese effettive non riducono il reddito: il costo è già compreso nel coefficiente di redditività. Si deducono solo i contributi previdenziali obbligatori.

Chi compra un servizio da un fornitore estero o riceve una fattura in reverse charge deve integrarla e versare l'IVA, anche se non la applica mai ai propri clienti. È una delle poche occasioni in cui il forfettario ha a che fare con l'imposta.

Cosa fare adesso

  1. Tieni un elenco degli incassi con la data del pagamento: è il dato da cui partono reddito, imposta e verifica del limite. In OreFattura entrate e uscite si registrano accanto alle fatture, e l'XML di ogni documento si scarica per il commercialista: è il modo in cui le attività del periodo diventano una fattura elettronica senza rifare i conti.
  2. Conserva le fatture di acquisto e le bollette doganali, e decidi con il commercialista come conservare le fatture elettroniche, per esempio con il servizio gratuito dell'Agenzia delle Entrate.
  3. Se non sai quale coefficiente si applica alla tua attività o se hai acquisti dall'estero, fai verificare la tua posizione prima della dichiarazione dei redditi.

Domande frequenti sulla contabilità forfettaria

No, nessuna norma lo impone: la dichiarazione dei redditi e i versamenti si possono fare da sé. Molti forfettari si affidano comunque a un professionista per il calcolo dei contributi, la dichiarazione e i casi meno lineari, come acquisti dall'estero, più attività o il passaggio a un altro regime.

No. L'articolo 1, comma 59, della legge 190/2014 esonera il forfettario dalla registrazione delle fatture emesse, dei corrispettivi e degli acquisti. Restano l'obbligo di numerare e conservare le fatture di acquisto e quello di emettere fatture elettroniche numerate.

Sì, dal 1º gennaio 2024 tutti i forfettari la emettono, a prescindere dai ricavi (art. 18 D.L. 36/2022, circolare 32/E del 2023). In fattura non si applica l'IVA: si indica la natura N2.2 e il riferimento all'articolo 1, commi da 54 a 89, della legge 190/2014.

No. Il reddito si calcola applicando agli incassi il coefficiente di redditività dell'attività, che tiene già conto dei costi in modo forfettario. Dal reddito così ottenuto si deducono solo i contributi previdenziali obbligatori.

Tornano la contabilità semplificata o ordinaria, l'IVA in fattura con liquidazioni e registri, e la tassazione IRPEF al posto dell'imposta sostitutiva. Oltre 100.000 euro di incassi il regime cessa già nell'anno in corso: è il caso spiegato nell'articolo sul limite del regime forfettario.

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