Rivalsa INPS 4% in fattura: chi la addebita, come si calcola e dove va nella fattura elettronica
La rivalsa INPS del 4% è la maggiorazione che i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione separata possono addebitare al cliente sui compensi lordi (art. 1, comma 212, L. 662/1996): è facoltativa, fa parte del compenso, nel regime ordinario entra nella base dell'IVA e della ritenuta d'acconto, nel forfettario va in fattura senza IVA. Esempi svolti su 1.000 euro e compilazione del blocco della cassa previdenziale nella fattura elettronica.
La rivalsa INPS del 4% fa parte del compenso, e in fattura lo segue
Chi può addebitarla, come si calcola, cosa cambia fra forfettario e regime ordinario, due esempi svolti su 1.000 euro e come si compila il blocco della cassa previdenziale nella fattura elettronica.
Che cos'è la rivalsa INPS del 4% in fattura?
La rivalsa INPS del 4% è la maggiorazione che i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione separata INPS possono addebitare al cliente: il 4% dei compensi lordi, cioè 40 euro su 1.000 (art. 1, comma 212, L. 662/1996). È una facoltà e non un obbligo, e non sposta sul cliente il debito contributivo, che resta del professionista (messaggio INPS n. 7751 del 7 maggio 2012). Per l'Agenzia delle Entrate la rivalsa non è un contributo previdenziale ma parte del compenso: in regime ordinario entra nella base dell'IVA e della ritenuta d'acconto, nel forfettario va in fattura senza IVA come il resto. Nella fattura elettronica si scrive nel blocco della cassa previdenziale, lo stesso che un gestionale compila quando si passa dalle ore lavorate alla fattura elettronica.
In sintesi
- La rivalsa INPS è il 4% dei compensi lordi: su 1.000 euro sono 40 euro (art. 1, comma 212, L. 662/1996).
- La possono addebitare i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione separata INPS, ed è facoltativa: la norma attribuisce «titolo e non obbligo di addebito» (messaggio INPS n. 7751/2012).
- Per l'Agenzia delle Entrate è parte integrante dei compensi ed è soggetta a ritenuta d'acconto, a differenza del contributo integrativo delle casse di categoria.
- In regime ordinario con IVA al 22%: 1.000 + 40 = 1.040 euro di imponibile, 228,80 di IVA, 1.268,80 di totale; nel forfettario il totale è 1.040 euro, senza IVA.
- Nella fattura elettronica va nel blocco DatiCassaPrevidenziale, dove il tipo di cassa TC22 è l'INPS: regole delle specifiche tecniche 1.9.1, in vigore al 24 settembre 2026.
Chi può addebitare la rivalsa INPS del 4% e quanto vale?
La rivalsa nasce con l'art. 1, comma 212, della legge 662/1996: ai fini dell'iscrizione alla Gestione separata INPS (art. 2, comma 26, L. 335/1995), i titolari di redditi di lavoro autonomo «hanno titolo ad addebitare ai committenti, con effetto dal 26 settembre 1996, in via definitiva, una percentuale nella misura del 4 per cento dei compensi lordi». Sono in genere i professionisti che non hanno una cassa previdenziale di categoria. L'INPS ha ribadito come funziona nel messaggio n. 7751 del 7 maggio 2012.
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Chi: gli iscritti alla Gestione separata
Lavoratori autonomi e professionisti iscritti alla Gestione separata INPS, anche quando esercitano l'attività in forma associata (messaggio INPS n. 7751/2012).
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Quanto: il 4% dei compensi lordi
Si calcola sul compenso e, a differenza dei contributi, senza massimale: 4% di 1.000 euro = 40 euro, 4% di 2.500 euro = 100 euro.
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Una facoltà, non un obbligo
La norma dà «titolo e non obbligo di addebito»: puoi applicarla o no, e in ogni caso resti l'unico obbligato a versare i tuoi contributi all'INPS.
La rivalsa INPS fa reddito ed è soggetta a IVA e ritenuta?
Sì. Per l'Agenzia delle Entrate l'ammontare della maggiorazione del 4% «non va considerato alla stregua dei contributi previdenziali e pertanto costituisce parte integrante dei compensi» (istruzioni del modello Redditi PF 2026, rigo RE2). La rivalsa segue quindi il compenso: fa reddito, entra nella base imponibile IVA (art. 13 del DPR 633/1972, come ricorda FiscoOggi, la rivista dell'Agenzia, richiamando la risoluzione 109/E del 1996) e nella base della ritenuta d'acconto del 20%, secondo la scheda dell'Agenzia sugli importi soggetti a ritenuta. Sulla ritenuta il contributo integrativo delle casse di categoria si comporta in modo opposto.
| Rivalsa INPS 4% (Gestione separata) | Contributo integrativo della cassa di categoria | |
|---|---|---|
| Che cos'è | Maggiorazione facoltativa del 4% dei compensi lordi (art. 1, comma 212, L. 662/1996) | Contributo della cassa dell'ordine addebitato al cliente, per esempio il 4% dei dottori commercialisti citato dall'Agenzia |
| IVA in regime ordinario | Sì, entra nella base imponibile | Sì: nella fattura elettronica il contributo di cassa entra nell'imponibile della sua aliquota |
| Ritenuta d'acconto | Sì, si calcola anche sulla rivalsa | No, la ritenuta resta sul compenso |
| Nella fattura elettronica | Blocco della cassa previdenziale, tipo TC22 (INPS) | Stesso blocco, con il codice della cassa: per esempio TC02 per i dottori commercialisti |
Quanto fa la rivalsa INPS su 1.000 euro, nel forfettario e in regime ordinario?
Tre fatture con lo stesso compenso di 1.000 euro. Nel forfettario non c'è IVA (art. 1, comma 58, L. 190/2014) né ritenuta (comma 67). In regime ordinario, con un cliente sostituto d'imposta, IVA al 22% e ritenuta del 20% si calcolano su compenso più rivalsa. Nel terzo riquadro lo stesso conto con un contributo integrativo di cassa del 4% al posto della rivalsa: cambia solo la ritenuta. Per risalire al compenso partendo da un totale già concordato con il cliente serve invece la formula dello scorporo con la cassa previdenziale.
1. Forfettario: 1.040,00 euro
Compenso 1.000,00 + rivalsa 4% 40,00 = 1.040,00 euro, senza IVA (natura N2.2) e senza ritenuta. Gli importi senza IVA superano 77,47 euro, quindi si applica il bollo di 2 euro sulla fattura elettronica, che rientra nell'importo totale del documento: 1.042,00 euro.
2. Ordinario: netto 1.060,80 euro
Imponibile IVA 1.000,00 + 40,00 = 1.040,00; IVA 22% 228,80; totale fattura 1.268,80 euro. Ritenuta 20% su 1.040,00 = 208,00: il cliente ti paga 1.060,80 euro e versa lui la ritenuta.
3. Con una cassa di categoria: netto 1.068,80 euro
Con un contributo integrativo del 4% al posto della rivalsa, imponibile, IVA e totale restano uguali (1.268,80 euro), ma la ritenuta si calcola sul solo compenso: 20% di 1.000,00 = 200,00, e il netto sale a 1.068,80 euro.
Come si scrive la rivalsa INPS nella fattura elettronica?
Apri il blocco della cassa previdenziale
DatiCassaPrevidenziale, con TipoCassa TC22
Le specifiche tecniche della fattura elettronica, versione 1.9.1 del 31 marzo 2026, prevedono il blocco DatiCassaPrevidenziale «nei casi in cui sia previsto il contributo cassa previdenziale». Nell'elenco ufficiale dei tipi di cassa, da TC01 a TC22, il codice TC22 è l'INPS.
Indica aliquota, contributo e base
AlCassa, ImportoContributoCassa, ImponibileCassa
AlCassa è l'aliquota in percentuale, 4.00; ImportoContributoCassa è il contributo, 40.00 nell'esempio; ImponibileCassa è l'importo su cui lo calcoli, 1000.00. Nel tracciato i decimali si separano con il punto.
Scegli l'IVA del contributo
22.00 in regime ordinario, 0.00 con natura N2.2 nel forfettario
AliquotaIVA è l'IVA applicata al contributo. Nel forfettario si scrive zero e diventa obbligatorio l'elemento Natura, N2.2, altrimenti il file è scartato con l'errore 00413. Il contributo entra poi nel riepilogo della stessa aliquota o natura: l'imponibile del riepilogo è la somma delle righe più il contributo. Gli altri campi del forfettario sono nella guida su come si compila la fattura elettronica del forfettario.
Segna se il contributo è soggetto a ritenuta
Ritenuta SI, solo in regime ordinario con cliente sostituto d'imposta
L'elemento Ritenuta con valore SI dice che il contributo è soggetto a ritenuta, come la rivalsa INPS secondo l'Agenzia delle Entrate; in quel caso il blocco DatiRitenuta è obbligatorio, pena lo scarto con l'errore 00415. Per il contributo integrativo delle casse, fuori dalla ritenuta, l'elemento non si valorizza.
Quali errori si fanno più spesso con la rivalsa INPS in fattura?
È la regola del contributo integrativo delle casse, non della rivalsa INPS. Con 1.000 euro di compenso la ritenuta è 208,00 euro, cioè il 20% di 1.040, e non 200,00: otto euro che il cliente tratterrebbe e verserebbe in meno. Base, aliquota ed esempi sono nella guida su come si calcola la ritenuta d'acconto.
Il forfettario non addebita l'IVA in rivalsa (art. 1, comma 58, L. 190/2014, circolare dell'Agenzia delle Entrate n. 10/E del 4 aprile 2016): la fattura non ha IVA, e la rivalsa nemmeno. Nel blocco della cassa l'aliquota IVA è zero, con natura N2.2.
La rivalsa non è un contributo: per l'Agenzia delle Entrate è parte integrante dei compensi. Nel forfettario si deducono i contributi previdenziali versati, non la rivalsa incassata: il conto completo è nella guida su come si calcolano le tasse del forfettario.
La legge dice che il lavoratore autonomo «ha titolo» ad addebitarla, e l'INPS precisa che la norma attribuisce «titolo e non obbligo di addebito». Chi non la applica versa comunque i propri contributi per intero: se applicarla o no si decide con il cliente, meglio già nel preventivo.
Cosa fare adesso
- Verifica se sei iscritto alla Gestione separata INPS o a una cassa di categoria: da questo dipende se in fattura c'è la rivalsa del 4% o il contributo integrativo della tua cassa, e quindi come si calcola la ritenuta.
- Decidi se applicare la rivalsa e scrivilo nel preventivo, così il cliente sa che su 1.000 euro di compenso ne troverà 40 in più e, in regime ordinario, anche l'IVA su quei 40 euro.
- Imposta la cassa una volta sola invece di ricalcolarla a ogni fattura. In OreFattura il profilo di fatturazione ha il tipo di cassa previdenziale, TC22 per l'INPS, e l'aliquota, 4: la fattura calcola il contributo e lo porta nell'XML nel blocco della cassa previdenziale. È uno dei passaggi del percorso dalle ore lavorate alla fattura elettronica trasmessa.
Domande frequenti sulla rivalsa INPS del 4%
Sì. Per l'Agenzia delle Entrate la maggiorazione del 4% è parte integrante dei compensi (istruzioni Redditi PF 2026), e nel forfettario il reddito si calcola applicando il coefficiente di redditività ai compensi incassati (art. 1, comma 64, L. 190/2014). La rivalsa quindi entra nei compensi; i contributi che versi all'INPS, invece, si deducono dal reddito.
20 euro. Nel forfettario la fattura è di 520 euro, senza IVA. In regime ordinario l'imponibile è 520 euro, l'IVA al 22% 114,40, il totale 634,40; con un cliente sostituto d'imposta la ritenuta del 20% su 520 euro è 104,00 e il netto a pagare 530,40 euro. I 104 euro li trattiene e li versa all'Erario il cliente: chi lo fa e con quale modello è spiegato nella guida su come si versa la ritenuta d'acconto.
La rivalsa del comma 212 è legata all'iscrizione alla Gestione separata INPS (art. 2, comma 26, L. 335/1995). Il professionista iscritto alla cassa del proprio ordine addebita invece il contributo integrativo di quella cassa, che nella fattura elettronica ha il suo codice: per esempio TC02 per i dottori commercialisti.
Dal 26 settembre 1996. È la data di effetto indicata dall'art. 1, comma 212, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, che dà ai lavoratori autonomi della Gestione separata il titolo ad addebitare ai committenti il 4% dei compensi lordi, in via definitiva.
La legge fissa la percentuale «nella misura del 4 per cento dei compensi lordi», e l'INPS la richiama nella stessa misura nel messaggio n. 7751 del 2012. È una percentuale fissa che si può scegliere di non applicare, non un'aliquota da adattare al cliente.
La riga della cassa previdenziale impostala una volta
Se a ogni fattura ricalcoli a mano rivalsa, IVA e totale e poi li ricopi nella fattura elettronica, ogni documento è un conto da rifare. Prova a partire da un profilo di fatturazione con la cassa già impostata.
Prova di 14 giorni, la carta serve per attivare la sottoscrizione, la disdetta si fa in autonomia e l'accesso resta fino alla fine del periodo pagato.