Calcolo della ritenuta d'acconto: aliquota, base ed esempi svolti

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Come si fa il calcolo della ritenuta d'acconto del 20%: su cosa si applica (compenso e rivalsa INPS sì, IVA e contributo integrativo no), esempi svolti dal lordo al netto e dal netto al lordo, chi la versa con F24 codice 1040 e perché i forfettari ne sono esclusi.

La ritenuta d'acconto si calcola sul compenso, non sul totale della fattura

Cosa entra nella base e cosa no, gli esempi svolti con i conti rifatti, la formula per partire dal netto e chi versa la ritenuta con l'F24.

Come si fa il calcolo della ritenuta d'acconto?

Il calcolo della ritenuta d'acconto si fa applicando il 20% al compenso del professionista, senza IVA e senza il contributo integrativo della cassa previdenziale: su un compenso di 1.000 euro la ritenuta è di 200 euro. La ritenuta la trattiene il cliente sostituto d'imposta quando paga e la versa all'Erario: con l'IVA al 22% la fattura totale è di 1.220 euro e il professionista incassa 1.020 euro. La regola è all'articolo 25 del DPR 600/1973 e vale per i compensi di lavoro autonomo, anche occasionale; dal 1º gennaio 2027 passa all'articolo 38 del D.Lgs. 33/2025, con la stessa aliquota del 20%.

In sintesi

  • La ritenuta d'acconto sui compensi di lavoro autonomo è del 20% ed è un acconto dell'IRPEF del professionista (art. 25 DPR 600/1973; dal 1º gennaio 2027 art. 38 D.Lgs. 33/2025).
  • Restano fuori dalla base l'IVA, il contributo integrativo delle casse di categoria e le spese anticipate in nome e per conto del cliente; secondo l'Agenzia delle Entrate entra invece nella base la rivalsa INPS del 4% della gestione separata.
  • Con IVA al 22% il netto a pagare è compenso × 1,02; per partire dal netto il compenso è netto / 1,02.
  • Il cliente sostituto d'imposta versa la ritenuta con l'F24, codice tributo 1040, entro il 16 del mese successivo al pagamento, e la certifica con la Certificazione Unica.
  • I compensi dei forfettari non subiscono la ritenuta (art. 1, comma 67, L. 190/2014). Regole e fonti verificate al 24 settembre 2026.

Quando la parcella va preparata ogni mese, il conto può stare dentro la fattura. OreFattura, il software italiano che porta le ore lavorate fino alla fattura elettronica trasmessa al Sistema di Interscambio, calcola la ritenuta in regime ordinario per i clienti segnati come sostituto d'imposta e riporta il netto a pagare su scadenze e incassi: il percorso completo è in come si passa dalle ore lavorate alla fattura elettronica.

Su cosa si calcola la ritenuta d'acconto?

La ritenuta d'acconto si calcola sul compenso e sulle somme che l'Agenzia delle Entrate considera parte del compenso. Nella tabella delle aliquote dell'Agenzia, per le prestazioni di lavoro autonomo anche occasionale la ritenuta è del 20% su una base pari al 100% del compenso. Cosa entra e cosa resta fuori lo dice la scheda «Importi su cui si applica la ritenuta» dell'Agenzia delle Entrate, consultata il 24 settembre 2026: il punto che confonde di più è il 4%, perché la rivalsa INPS entra nella base e il contributo integrativo delle casse no.

  • Entra: il compenso

    Il compenso della prestazione è la base della ritenuta: il sostituto d'imposta ne trattiene il 20% all'atto del pagamento (art. 25 DPR 600/1973).

  • Entra: la rivalsa INPS del 4%

    Per l'Agenzia delle Entrate è soggetto a ritenuta il contributo INPS del 4% addebitato al cliente da chi è iscritto alla gestione separata INPS.

  • Entra: le spese rimborsate

    Entrano nella base i rimborsi a piè di lista per viaggio, vitto e alloggio e le spese documentate anticipate dal professionista e rimborsate dal cliente.

  • Fuori: il contributo integrativo

    Non concorre alla base l'addebito in rivalsa del contributo per la cassa dell'ordine professionale, per esempio il 4% dei dottori commercialisti.

  • Fuori: l'IVA

    La ritenuta d'acconto è un anticipo dell'IRPEF dovuta sui compensi: l'IVA addebitata in fattura non è compenso e non entra nella base.

  • Fuori: le spese in nome e per conto

    Restano fuori i rimborsi di spese anticipate in nome e per conto del cliente, se documentate analiticamente e non inerenti alla produzione del reddito.

Come si calcola la ritenuta d'acconto su una fattura con IVA?

01

Parti dal compenso

Esempio: 1.000,00 euro, regime ordinario

Il compenso è l'importo della prestazione, prima di IVA e contributi. È la base della ritenuta e anche il punto di partenza dell'IVA.

02

Aggiungi l'IVA e ottieni il totale

1.000 × 22% = 220,00 euro; totale 1.220,00 euro

Il totale della fattura resta lordo: 1.000 euro di compenso più 220 euro di IVA fanno 1.220 euro. La ritenuta non si sottrae dal totale del documento.

03

Calcola la ritenuta sul solo compenso

1.000 × 20% = 200,00 euro

La ritenuta è il 20% del compenso, non del totale: 200 euro. Calcolata sul totale di 1.220 euro sarebbe 244 euro, cioè 44 euro trattenuti in più.

04

Ricava il netto a pagare

1.220 − 200 = 1.020,00 euro

Il netto a pagare è il totale meno la ritenuta: il cliente bonifica 1.020 euro al professionista e versa 200 euro all'Erario. Controllo: 1.020 + 200 = 1.220, il totale della fattura.

Con IVA al 22% e ritenuta al 20% c'è una scorciatoia: il netto a pagare è sempre il compenso moltiplicato per 1,02, perché 1 + 0,22 − 0,20 = 1,02. Su 1.500 euro di compenso il netto è 1.530 euro, la ritenuta 300 e il totale della fattura 1.830.

Come si calcola la ritenuta d'acconto partendo dal netto?

Per partire dal netto che il cliente bonifica si divide il netto per 1,02, quando in fattura ci sono IVA al 22% e ritenuta al 20%: compenso = netto / 1,02. Se il cliente vuole pagare 1.000 euro netti, il compenso è 980,39 euro. Con il contributo integrativo di una cassa del 4% il coefficiente diventa 1,0688 (1,04 × 1,22 − 0,20): 1.000 euro netti corrispondono a 935,63 euro di compenso, 37,43 di cassa, 214,07 di IVA, 1.187,13 di totale e 187,13 di ritenuta. Se invece si parte da un totale IVA compresa senza ritenuta, il conto è uno scorporo: lo trovi nella formula dello scorporo dell'IVA con gli esempi.

1. Compenso: 980,39 euro

1.000 / 1,02 = 980,392…, arrotondato a 980,39 euro. È la cifra da scrivere come compenso in fattura.

2. IVA 22%: 215,69 euro

980,39 × 22% = 215,69 euro. Il totale della fattura è 980,39 + 215,69 = 1.196,08 euro.

3. Ritenuta: 196,08 euro

980,39 × 20% = 196,08 euro. Controllo: 1.196,08 − 196,08 = 1.000,00 euro, il netto di partenza.

Come si calcola la ritenuta d'acconto con la cassa previdenziale o la rivalsa INPS?

La ritenuta d'acconto non si calcola sul contributo integrativo delle casse di categoria, ma si calcola sulla rivalsa INPS del 4% della gestione separata: sono due 4% diversi e l'Agenzia delle Entrate li tratta in modo opposto. Il contributo integrativo è l'addebito al cliente del contributo per la cassa dell'ordine professionale, come il 4% dei dottori commercialisti citato dall'Agenzia. La rivalsa INPS è il 4% addebitato al cliente da chi è iscritto alla gestione separata INPS: per l'Agenzia è parte del compenso, soggetta a ritenuta e a IVA (FiscoOggi, 2013, che richiama la risoluzione 109/E del 1996). A parità di compenso il totale della fattura è identico, ma la ritenuta cambia di 8 euro.

VoceContributo integrativo 4%Rivalsa INPS 4%
Compenso1.000,00 €1.000,00 €
Contributo del 4%40,00 €40,00 €
Imponibile IVA1.040,00 €1.040,00 €
IVA 22%228,80 €228,80 €
Totale fattura1.268,80 €1.268,80 €
Base della ritenuta1.000,00 €1.040,00 €
Ritenuta 20%200,00 €208,00 €
Netto a pagare1.068,80 €1.060,80 €

Per gli avvocati, dove in parcella entrano anche le spese generali e il contributo alla Cassa Forense, il conto completo, anche a ritroso dal netto, si fa con il calcolo della fattura inversa per avvocati.

Chi versa la ritenuta d'acconto e entro quando?

La ritenuta d'acconto la versa il cliente sostituto d'imposta, non il professionista: la trattiene all'atto del pagamento e la versa all'Erario a nome di chi ha emesso la fattura. Sono sostituti d'imposta, secondo l'articolo 23 del DPR 600/1973, enti e società, associazioni, imprenditori, professionisti e il condominio; un privato che paga una prestazione per sé non lo è. Per il professionista la ritenuta non è un costo: è un acconto dell'IRPEF che scala in dichiarazione. Il quadro completo, dal versamento con l'F24 alla Certificazione Unica, è nella guida su cos'è la ritenuta d'acconto e chi la applica.

  • Trattenuta al pagamento

    Il sostituto d'imposta opera la ritenuta quando paga la fattura, non quando la riceve: conta la data del bonifico (art. 25 DPR 600/1973).

  • F24 con codice tributo 1040

    La ritenuta si versa con il modello F24, codice tributo 1040, entro il 16 del mese successivo al pagamento; se cade di sabato o festivo si passa al primo giorno lavorativo.

  • Certificazione Unica

    Il sostituto certifica compensi e ritenute con la Certificazione Unica: per la CU 2026 la consegna al professionista era entro il 16 marzo 2026.

Quali errori si fanno più spesso nel calcolo della ritenuta d'acconto?

Su una fattura da 1.000 euro più IVA, il 20% di 1.220 euro è 244 euro: 44 euro in più del dovuto. La ritenuta d'acconto si calcola sul compenso, quindi è 1.000 × 20% = 200 euro.

Con un contributo integrativo del 4%, applicare il 20% a 1.040 euro dà 208 euro e un netto di 1.060,80. Il contributo per la cassa dell'ordine non concorre alla base: la ritenuta è 200 euro e il netto 1.068,80.

Per chi è iscritto alla gestione separata vale il contrario: la rivalsa INPS addebitata al cliente entra nella base. Su 1.000 euro di compenso la ritenuta è 208 euro, non 200.

Dividere 1.000 euro netti per 0,80 dà un compenso di 1.250 euro, che con IVA e ritenuta porta a un netto di 1.275 euro: 275 euro in più di quelli concordati. Con IVA al 22% si divide per 1,02: il compenso è 980,39 euro.

Il totale del documento resta lordo, compenso più contributi più IVA: nell'esempio 1.220 euro. La ritenuta si sottrae solo per arrivare al netto a pagare, cioè alla cifra che il cliente bonifica.

Cosa fare adesso

  1. Prima della prossima parcella verifica due cose: il tuo regime e il cliente. In regime ordinario, con un cliente sostituto d'imposta, in fattura va la ritenuta; in regime forfettario va invece la dichiarazione che il reddito è soggetto a imposta sostitutiva (art. 1, comma 67, L. 190/2014).
  2. Calcola la base (compenso, più la rivalsa INPS se la addebiti; senza IVA, contributo integrativo e spese in nome e per conto), applica il 20% e ricava il netto a pagare. Se con il cliente hai concordato il netto, dividi per 1,02 e rifai il conto in avanti come controllo.
  3. Quando arriva la Certificazione Unica, confronta le ritenute certificate con la differenza fra totali fatturati e netti incassati: è il controllo che ti serve prima della dichiarazione dei redditi.

Domande frequenti sul calcolo della ritenuta d'acconto

La ritenuta d'acconto è un anticipo dell'IRPEF del professionista, quindi economicamente pesa su di lui, ma a trattenerla e versarla è il cliente sostituto d'imposta. Il cliente paga al professionista il netto e versa la ritenuta con l'F24, codice tributo 1040; il professionista la scala poi dalle imposte dovute nella dichiarazione dei redditi.

No. I compensi del regime forfettario e della sua contabilità non sono assoggettati a ritenuta d'acconto (art. 1, comma 67, L. 190/2014): il forfettario lo dichiara in fattura, come spiega la guida alla fattura elettronica del forfettario. Per il comma 69, un cliente forfettario non opera la ritenuta sui compensi dei professionisti che paga.

Sì. La ritenuta d'acconto del 20% si applica anche ai compensi per lavoro autonomo occasionale pagati da un sostituto d'imposta, sull'intero compenso (Agenzia delle Entrate, scheda sulle aliquote). L'Agenzia esclude solo i compensi inferiori a 25,82 euro pagati per lavoro occasionale da enti pubblici e privati non commerciali. Ricevuta, franchigia INPS dei 5.000 euro e passaggio alla partita IVA sono nella guida alla prestazione occasionale senza partita IVA.

La misura della ritenuta d'acconto resta il 20%, cambia la norma di riferimento. Dal 1º gennaio 2027 l'articolo 25 del DPR 600/1973 è abrogato e la regola passa all'articolo 38 del testo unico versamenti e riscossione (D.Lgs. 33/2025), che riprende la stessa formulazione: stessi soggetti, stessi compensi, stessa aliquota.

No. Il calcolo della ritenuta d'acconto al 20% vale per i professionisti residenti in Italia. Sui compensi pagati a non residenti per prestazioni svolte in Italia si applica una ritenuta del 30% a titolo d'imposta, non d'acconto (Agenzia delle Entrate, scheda sulle aliquote): è un caso da verificare con il commercialista.

La ritenuta falla calcolare alla fattura

Se a ogni parcella rifai a mano compenso, IVA, ritenuta e netto, e a volte anche il conto a ritroso dal netto concordato, prova a partire direttamente dalla bozza di fattura, con ritenuta e netto a pagare nel documento.

Prova di 14 giorni, la carta serve per attivare la sottoscrizione, la disdetta si fa in autonomia e l'accesso resta fino alla fine del periodo pagato.

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