Ritenuta d'acconto: cos'è, chi la applica, come si versa e cosa scrivere in fattura

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La ritenuta d'acconto è il 20% del compenso che il cliente sostituto d'imposta trattiene quando paga un professionista residente e versa con l'F24, codice tributo 1040, entro il 16 del mese successivo. Chi la applica, chi non la subisce (forfettari, privati), il 30% per i non residenti, la Certificazione Unica e cosa si scrive in fattura.

La ritenuta d'acconto la trattiene il cliente, ma resta un'imposta del professionista

Chi la applica e chi no, quanto vale per residenti e non residenti, come si versa con l'F24, cosa attesta la Certificazione Unica e cosa si scrive in fattura.

Cos'è la ritenuta d'acconto?

La ritenuta d'acconto è il 20% del compenso che il cliente, se è sostituto d'imposta, trattiene quando paga un professionista residente e versa all'Erario al suo posto. Per il professionista non è una tassa in più ma un anticipo dell'IRPEF, che scala dall'imposta dovuta nella dichiarazione dei redditi (art. 22, comma 1, lettera c, TUIR). La regola è all'articolo 25 del DPR 600/1973 e vale per i compensi di lavoro autonomo, anche occasionale; dal 1º gennaio 2027 passa all'articolo 38 del D.Lgs. 33/2025, con la stessa aliquota. Il cliente la versa con l'F24, codice tributo 1040, entro il 16 del mese successivo al pagamento, e l'anno dopo la certifica con la Certificazione Unica. Non la subiscono i forfettari e non la applica chi paga da privato. Come si ricava l'importo, con gli esempi svolti, lo spiega la guida al calcolo della ritenuta d'acconto passo per passo.

In sintesi

  • La ritenuta d'acconto è del 20% a titolo d'acconto dell'IRPEF sui compensi di lavoro autonomo pagati a residenti, anche per prestazioni occasionali (art. 25 DPR 600/1973; dal 1º gennaio 2027 art. 38 D.Lgs. 33/2025).
  • La applica il sostituto d'imposta all'atto del pagamento: società ed enti, associazioni, imprenditori, professionisti e condominio (art. 23 DPR 600/1973). Un privato non la applica.
  • I compensi dei forfettari non la subiscono (art. 1, comma 67, L. 190/2014); ai non residenti, per prestazioni svolte in Italia, si applica il 30% a titolo d'imposta.
  • Si versa con l'F24, codice tributo 1040, entro il 16 del mese successivo al pagamento e si certifica con la Certificazione Unica.
  • In fattura vanno i dati della ritenuta; il totale del documento resta lordo e la ritenuta si toglie solo per arrivare al netto a pagare. Regole verificate al 24 settembre 2026.

Se la parcella la emetti tu, ritenuta e netto a pagare fanno parte del documento: è uno dei passaggi di come una parcella diventa fattura elettronica.

Chi applica la ritenuta d'acconto e chi la subisce?

La ritenuta d'acconto dipende da due soggetti: chi paga e chi incassa. La applica chi paga solo se rientra fra i sostituti d'imposta dell'articolo 23 del DPR 600/1973; la subisce chi incassa se è un professionista residente fuori dal regime forfettario. Il forfettario lo dichiara al cliente e lo scrive in fattura con una causale apposita, come mostra la guida alla fattura elettronica del forfettario campo per campo.

  • La applica il sostituto d'imposta

    Società ed enti, associazioni, imprenditori, professionisti e condominio trattengono la ritenuta quando pagano un compenso di lavoro autonomo (art. 23, comma 1, DPR 600/1973).

  • Chi paga da privato non la applica

    Il privato che compra una prestazione per sé non è fra i sostituti d'imposta: paga l'intero importo della fattura e non versa nulla all'Erario.

  • La subisce il professionista in regime ordinario

    Il 20% del compenso, anche per prestazioni occasionali, a titolo d'acconto dell'IRPEF: lo recupera nella dichiarazione dei redditi.

  • Il forfettario non la subisce

    Art. 1, comma 67, L. 190/2014. In fattura va la causale «Operazione non soggetta a ritenuta alla fonte a titolo di acconto ai sensi dell'articolo 1, comma 67, Legge n. 190 del 2014 e successive modificazioni».

  • Il committente forfettario non la opera

    Per il comma 69 chi è in regime forfettario non trattiene la ritenuta sui compensi che paga ai professionisti; restano solo le ritenute su lavoro dipendente e assimilati.

  • Non residenti: 30% a titolo d'imposta

    Sui compensi a non residenti per prestazioni svolte in Italia la ritenuta è del 30% ed è definitiva; se il compenso va a una loro stabile organizzazione in Italia torna il 20% d'acconto.

Su cosa si calcola e come si versa la ritenuta d'acconto?

La base della ritenuta è il compenso, più la rivalsa INPS del 4% della gestione separata quando il professionista la addebita; restano fuori l'IVA, il contributo integrativo delle casse di categoria e le spese anticipate in nome e per conto del cliente (Agenzia delle Entrate, scheda sugli importi soggetti a ritenuta). Dal pagamento in poi, il percorso è questo.

01

Il cliente trattiene la ritenuta quando paga

Conta la data del pagamento, non quella della fattura

L'articolo 25 del DPR 600/1973 chiede di operare la ritenuta «all'atto del pagamento»: una parcella di marzo pagata ad aprile genera una ritenuta di aprile. Il cliente bonifica al professionista il netto e tiene da parte il 20%.

02

La versa con l'F24, codice tributo 1040

Entro il 16 del mese successivo al pagamento

Se il 16 cade di sabato o in un giorno festivo si passa al primo giorno lavorativo successivo. I sostituti d'imposta titolari di partita IVA presentano l'F24 solo in via telematica (Agenzia delle Entrate, scheda «Come e quando si versa»).

03

La certifica con la Certificazione Unica

Per i compensi del 2025, entro il 16 marzo 2026

La CU attesta i compensi pagati e le ritenute operate. Quella sui compensi del 2025 andava consegnata al professionista entro il 16 marzo 2026 e trasmessa all'Agenzia entro la stessa data; le CU con soli redditi di lavoro autonomo abituale si trasmettevano entro il 30 aprile 2026.

04

Il professionista la scala dall'IRPEF

Nella dichiarazione dei redditi

Le ritenute a titolo d'acconto si sottraggono dall'imposta dovuta (art. 22, comma 1, lettera c, TUIR). Per questo conviene controllare che ogni CU ricevuta riporti le ritenute trattenute sulle fatture incassate.

Cosa si scrive in una fattura con ritenuta d'acconto? Un esempio

Un professionista in regime ordinario emette una parcella a una società per un compenso di 1.000 euro con IVA al 22%, senza cassa previdenziale. Nella fattura elettronica la ritenuta non cambia il totale: ha un blocco suo, e il netto a pagare è la cifra che la società bonifica. Le varianti con cassa, rivalsa e conto a ritroso dal netto sono nella guida al calcolo linkata sopra. Se la società paga in ritardo, nel sollecito va chiesto il netto a pagare e non il totale: i testi pronti sono nella guida su come scrivere un sollecito di pagamento. Vale lo stesso per lo scadenzario delle rate da incassare: la cifra da segnare è il netto a pagare, non il totale della fattura.

1. Dati della ritenuta: 200 euro

Blocco DatiRitenuta con tipo RT01 (persona fisica) o RT02 (persona giuridica), aliquota 20,00, importo 200,00 euro e causale di pagamento, lo stesso codice della CU. Le righe soggette hanno Ritenuta = SI, altrimenti il file viene scartato con codice 00411 (specifiche tecniche 1.9.1).

2. Totale documento: 1.220 euro

Compenso 1.000 euro più IVA 220 euro. Per le specifiche tecniche l'importo totale del documento è comprensivo dell'imposta, quindi resta 1.220,00 euro: la ritenuta non si sottrae dal totale.

3. Netto a pagare: 1.020 euro

1.220 − 200 = 1.020,00 euro: è quanto la società bonifica al professionista. I 200 euro li versa lei con l'F24, codice tributo 1040, entro il 16 del mese successivo al pagamento.

Quali errori si fanno più spesso con la ritenuta d'acconto?

Il privato che paga una prestazione per sé non è sostituto d'imposta: non trattiene nulla e non versa nulla. La fattura va al totale, senza ritenuta e senza netto a pagare diverso dal totale.

I compensi del regime forfettario non sono soggetti a ritenuta d'acconto (art. 1, comma 67, L. 190/2014). Al posto della ritenuta, in fattura va la causale di non applicazione, e il cliente paga il totale.

La ritenuta si opera all'atto del pagamento, quindi il versamento con l'F24 scade il 16 del mese successivo a quello in cui il cliente paga, non a quello in cui riceve la fattura.

Per il professionista la ritenuta è un anticipo dell'IRPEF: si sottrae dall'imposta dovuta in dichiarazione (art. 22, comma 1, lettera c, TUIR). Il prezzo della prestazione non cambia per il fatto che una parte arriva all'Erario invece che sul conto.

Per le prestazioni svolte in Italia da un non residente la ritenuta è del 30% a titolo d'imposta, cioè definitiva. Il 20% d'acconto torna solo se il compenso è pagato a una sua stabile organizzazione in Italia (Agenzia delle Entrate, scheda sulle aliquote).

Cosa fare adesso

  1. Prima della prossima parcella controlla regime e cliente. Regime ordinario e cliente sostituto d'imposta: ritenuta del 20% e netto a pagare. Regime forfettario: causale del comma 67 e nessuna ritenuta. Cliente privato: nessuna ritenuta.
  2. Se sei tu a pagare un professionista, segna la data di ogni pagamento e metti in calendario il 16 del mese successivo per l'F24 con codice tributo 1040; a inizio anno gli stessi dati ti servono per la Certificazione Unica.
  3. In OreFattura la ritenuta si applica in regime ordinario ai clienti che hai segnato come sostituto d'imposta: aliquota e causale si impostano una volta nel profilo di fatturazione, il totale del documento resta lordo e scadenze e incassi seguono il netto a pagare. È così che dalle ore lavorate si arriva alla fattura con ritenuta.

Domande frequenti sulla ritenuta d'acconto

La ritenuta d'acconto la versa il cliente sostituto d'imposta, ma è un'imposta del professionista: il cliente la trattiene dal compenso, gli bonifica il netto e versa la differenza con l'F24, codice tributo 1040. Il professionista la sottrae poi dall'IRPEF dovuta nella dichiarazione dei redditi.

Sì, se chi paga è un sostituto d'imposta: l'articolo 25 del DPR 600/1973 vale anche per le prestazioni di lavoro autonomo non esercitate abitualmente, con il 20% sull'intero compenso. L'Agenzia delle Entrate esclude solo i compensi sotto 25,82 euro pagati per lavoro occasionale da enti pubblici e privati non commerciali. Chi lavora così, senza partita IVA, rilascia una ricevuta e non una fattura, e oltre 5.000 euro di compensi nell'anno scattano anche i contributi alla Gestione separata sulla parte eccedente: lo spiega la guida alla prestazione occasionale senza partita IVA.

Sì. Chi è in regime forfettario non subisce la ritenuta, ma deve dichiarare al cliente che il reddito è soggetto a imposta sostitutiva (art. 1, comma 67, L. 190/2014). In fattura elettronica lo fa con la causale di non applicazione della ritenuta, accanto a quella del regime forfettario.

Cambia la norma, non l'aliquota. Dal 1º gennaio 2027 l'articolo 25 del DPR 600/1973 è abrogato e la regola passa all'articolo 38 del D.Lgs. 33/2025, il testo unico dei versamenti e della riscossione, che prevede ancora una ritenuta del 20% a titolo d'acconto. Al 24 settembre 2026 è in vigore l'articolo 25.

No. La ritenuta è un acconto dell'IRPEF e si calcola sul compenso: l'IVA resta fuori dalla base, come il contributo integrativo delle casse di categoria. Su 1.000 euro di compenso con IVA al 22% la ritenuta è 200 euro, non 244.

Ritenuta e netto a pagare, già nella parcella

Se prepari parcelle per clienti sostituti d'imposta, guarda come ore lavorate, bozza di fattura, ritenuta e netto a pagare arrivano fino alla fattura elettronica trasmessa al Sistema di Interscambio (SdI).

Il calcolo della ritenuta è indicativo e non sostituisce il parere del tuo commercialista.

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