Trovare il codice SDI da partita IVA: cosa chiedere al cliente e cosa scrivere in fattura

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Nessun elenco pubblico dell'Agenzia delle Entrate collega una partita IVA al suo codice destinatario (codice SDI o codice univoco): il codice identifica il canale con cui il cliente riceve e lo comunica lui. Cosa si verifica dalla partita IVA, come chiedere codice o PEC con un messaggio pronto e cosa scrivere in fattura se il cliente non risponde: 0000000, area riservata e copia, secondo il provvedimento 433608/2022.

Il codice destinatario di un cliente non si ricava dalla partita IVA: si chiede a lui

Cosa puoi verificare da una partita IVA, come chiedere codice o PEC con un messaggio pronto e cosa scrivere in fattura quando il cliente non ti ha comunicato nulla.

Si può trovare il codice SDI di un cliente dalla partita IVA?

No: nessun elenco pubblico dell'Agenzia delle Entrate associa una partita IVA al suo codice destinatario, i 7 caratteri che dicono al Sistema di Interscambio (SdI) su quale canale consegnare la fattura; codice SDI e codice univoco sono due nomi dello stesso dato, spiegato nella guida su cos'è il codice destinatario e chi lo assegna. Il codice non appartiene alla partita IVA ma al canale con cui il cliente riceve, di solito il software o l'intermediario che ha scelto. Per questo in fattura va il codice «fornito» dal cliente (provvedimento 433608/2022, punto 3.4, lettera a): si chiede a lui, insieme all'alternativa, cioè la PEC. Se non ti comunica né l'uno né l'altra, la fattura parte comunque con 0000000 e finisce nella sua area riservata. Il dato, quando arriva, si salva una volta nell'anagrafica del cliente, ed è da lì che parte il percorso dai dati del cliente alla fattura elettronica.

In sintesi

  • Per aziende e professionisti non esiste una ricerca ufficiale del codice destinatario per partita IVA: il servizio Verifica partita IVA dell'Agenzia delle Entrate dice solo se è valida, lo stato di attività e a chi è intestata (art. 35-quater DPR 633/1972).
  • Il codice destinatario, o in alternativa la PEC, te lo comunica il cliente (provvedimento 433608/2022, punto 3.4, lettere a e b).
  • Cliente con partita IVA che non comunica nulla: solo 0000000. La fattura va nella sua area riservata e tu devi avvisarlo per vie diverse dal SdI, anche con una copia (lettera e).
  • Se il cliente ha registrato un indirizzo su Fatture e Corrispettivi, il SdI consegna lì, qualunque cosa ci sia nel campo CodiceDestinatario (punto 3.3; specifiche tecniche 1.9.1, par. 1.5.5).
  • Un codice inesistente fa scartare la fattura, che si considera non emessa; un codice esistente ma sbagliato la porta a un altro canale, e l'Agenzia non risponde dell'errore (punti 2.4, 4.1 e 3.5). Regole in vigore alla data di questo articolo, 19 settembre 2026.

Cosa puoi sapere di un cliente dalla sua partita IVA?

Dalla partita IVA si ricavano i dati anagrafici e lo stato di attività del cliente, non l'indirizzo a cui riceve le fatture. Le regole dell'Agenzia delle Entrate lasciano quel dato al cliente: è lui a comunicare al fornitore codice destinatario o PEC, oppure a registrarli una volta per tutte su Fatture e Corrispettivi. Ecco cosa si può verificare e cosa no. In fattura questi dati del cliente compongono il blocco del cessionario o committente, spiegato nella guida su cessionario e committente nella fattura elettronica.

  • Se la partita IVA è valida e attiva

    Il servizio gratuito Verifica partita IVA dell'Agenzia restituisce stato di attività e denominazione o nome del titolare (art. 35-quater DPR 633/1972). Niente codice destinatario, niente PEC.

  • Se opera negli scambi europei

    Per le operazioni intracomunitarie la verifica si fa sul VIES, il controllo delle partite IVA comunitarie indicato dall'Agenzia. Anche qui non c'è un indirizzo di recapito.

  • Se esiste in Anagrafe Tributaria

    La procedura gratuita dell'Agenzia per compilare le fatture controlla subito partita IVA e codice fiscale del cliente: con un identificativo inesistente il SdI scarta la fattura.

  • Il codice destinatario: no

    Il codice identifica il canale del servizio con cui il cliente riceve, non la sua partita IVA: nelle regole ufficiali non c'è un elenco pubblico che colleghi i due dati.

  • L'indirizzo registrato, se te lo mostra

    Con il QR Code della partita IVA, generato su Fatture e Corrispettivi, il cliente ti passa anagrafica e indirizzo telematico, se lo ha registrato (guida dell'Agenzia, dicembre 2025).

  • Chi riceve per suo conto

    Il cliente può ricevere tramite un intermediario o un provider e comunicarti l'indirizzo di quest'ultimo: il codice può non essere «suo» (provvedimento 433608/2022, punto 5.1).

Come si chiede il codice destinatario a un cliente?

01

Chiedi l'indirizzo telematico con i dati di fatturazione

Codice destinatario di 7 caratteri oppure PEC

Secondo la guida dell'Agenzia delle Entrate sulla fattura elettronica (dicembre 2025), chi riceve deve comunicare al fornitore, oltre a partita IVA e dati anagrafici, l'indirizzo telematico: un codice destinatario o una PEC. Chiedili nello stesso messaggio, prima della prima fattura.

02

Usa un messaggio breve e scritto

Un modello da copiare

«Buongiorno, per emettere la fattura elettronica mi servono denominazione, sede, partita IVA e codice fiscale, e l'indirizzo su cui ricevete le fatture elettroniche: il codice destinatario di 7 caratteri oppure la PEC. Se avete registrato un indirizzo su Fatture e Corrispettivi o avete il QR Code della partita IVA, basta quello. Grazie.»

Per iscritto il dato arriva intero, senza caratteri dettati al telefono e ricopiati male.

03

Accetta il QR Code della partita IVA

Il biglietto da visita digitale dell'Agenzia

Il cliente lo genera nell'area riservata di Fatture e Corrispettivi e lo mostra dal telefono o su carta. Con le procedure gratuite dell'Agenzia o con un software abilitato alla lettura, partita IVA, dati anagrafici e indirizzo telematico registrato vanno in fattura in modo automatico.

04

Richiedilo quando cambia qualcosa

Il codice segue il servizio, non l'azienda

Se il cliente cambia software o intermediario, cambia anche il codice. Il SdI consegna all'indirizzo che legge in fattura, anche se non è riconducibile al cliente (guida dell'Agenzia, dicembre 2025); se però il cliente ha registrato il proprio indirizzo, consegna sempre lì (provvedimento 433608/2022, punto 3.3).

La fattura deve partire oggi e il cliente non ha risposto: tre strade a confronto

Un professionista deve emettere oggi la fattura a un'azienda cliente che non gli ha ancora mandato il codice destinatario. Il codice ABC1234 è inventato per l'esempio e non va usato in una fattura vera. Se l'azienda avesse registrato un indirizzo su Fatture e Corrispettivi, una fattura che supera i controlli del SdI arriverebbe comunque lì.

1. Aspetti il codice: ABC1234

Quando il cliente risponde, in fattura scrivi ABC1234. Il SdI consegna sul canale corrispondente e ti manda la ricevuta di consegna, con la data di ricezione (provvedimento 433608/2022, punto 4.2). È la strada più pulita, se la fattura può aspettare.

2. Usi un codice trovato altrove

Se il codice non esiste arriva la ricevuta di scarto e la fattura si considera non emessa (punti 2.4 e 4.1). Se esiste ma è di un altro canale, il SdI consegna lì e il cliente può non vederla: l'Agenzia non risponde di un indirizzo compilato male (punto 3.5).

3. Emetti con 0000000

Scrivi solo 0000000: il SdI mette la fattura nell'area riservata del cliente e te lo comunica, e la fattura è emessa (punti 4.3 e 4.4). Tu avvisi subito il cliente e gli mandi una copia; per lui la data di ricezione è quella della presa visione (punto 4.6).

Quali errori si fanno quando manca il codice del cliente?

Le regole prevedono già il caso del cliente con partita IVA che non ha comunicato né codice né PEC: si scrive 0000000 e la fattura viene messa a disposizione nella sua area riservata (provvedimento 433608/2022, punto 3.4, lettera e). La mancanza del codice non blocca l'emissione. Aspettare ha anzi un rischio: una fattura trasmessa oltre il termine di emissione non è emessa nei termini, con le sanzioni spiegate nella guida su cosa rischia chi trasmette la fattura in ritardo.

Con 0000000 il fornitore è tenuto a comunicare tempestivamente al cliente, per vie diverse dal SdI, che l'originale è nella sua area riservata; basta anche la consegna di una copia informatica o cartacea (lettera e). Per chi ha partita IVA l'area è su Fatture e Corrispettivi, in «Consultazione → Fatture elettroniche e altri dati IVA».

La PEC non va nel campo CodiceDestinatario: si scrive 0000000 e la PEC va nel campo PECDestinatario (lettera b). Nelle fatture fra soggetti IVA il campo CodiceDestinatario contiene sempre 7 caratteri (specifiche tecniche 1.9.1, par. 2.1.1).

Il provvedimento prevedeva il solo 0000000 per forfettari, minimi e produttori agricoli, ma dal 20 marzo 2024 quella regola è soppressa (provvedimento 105669/2024). Se il cliente forfettario ti ha dato un codice destinatario o una PEC si usano quelli, come per chiunque; il solo 0000000 vale se non ti ha comunicato nulla.

Cosa fare adesso

  1. Manda oggi ai clienti di cui non hai il codice il messaggio di richiesta: dati di fatturazione, codice destinatario o PEC, ed eventualmente l'indirizzo registrato o il QR Code della partita IVA.
  2. Salva il dato che ricevi una volta sola, nella scheda del cliente, invece di cercarlo in una vecchia email a ogni fattura. In OreFattura codice destinatario e PEC stanno nella scheda cliente e ogni fattura li prende da lì: ecco come i dati del cliente arrivano nella fattura.
  3. Se una fattura non può aspettare, emettila con 0000000 e nello stesso giorno avvisa il cliente con una copia, dicendogli che l'originale è nella sua area riservata del sito dell'Agenzia delle Entrate.

Domande frequenti sul codice SDI da partita IVA

Per le fatture fra aziende e professionisti no: nelle regole dell'Agenzia delle Entrate il codice destinatario lo comunica il cliente. Un elenco pubblico esiste solo per la Pubblica Amministrazione: i codici IPA degli uffici che ricevono le fatture sono consultabili su www.indicepa.gov.it (DM 55/2013, art. 3). Sono codici di 6 caratteri, da usare con il formato di trasmissione FPA12 (specifiche tecniche 1.9.1).

No. Il codice destinatario identifica il canale telematico su cui il SdI consegna la fattura, e il SdI lo associa al canale di chi lo gestisce al termine dell'accreditamento (provvedimento 433608/2022, punto 2.2). Per questo clienti diversi che ricevono con lo stesso servizio possono comunicarti lo stesso codice, come mostra l'elenco dei codici destinatari dei software, e un cliente che cambia servizio cambia codice.

Sì, se è il cliente a indicartelo: chi riceve tramite un intermediario comunica al fornitore l'indirizzo telematico dell'intermediario, codice destinatario o PEC (provvedimento 433608/2022, punto 5.1). Il dato resta una scelta del cliente: confermalo con lui prima di salvarlo.

Il SdI ti comunica l'avvenuta presa visione della fattura da parte del cliente nella sua area riservata, e per un cliente con partita IVA quella è anche la data di ricezione ai fini fiscali (provvedimento 433608/2022, punto 4.6). Fino ad allora conviene che l'avviso e la copia gli arrivino da te.

Per un consumatore finale non serve nessun codice: si scrive 0000000 e, fra i dati del cliente, il solo codice fiscale. La fattura va nella sua area riservata del sito dell'Agenzia delle Entrate e tu gli consegni comunque una copia, dicendogli dove trovare l'originale (provvedimento 433608/2022, punto 3.4, lettera c). Campi e copia sono spiegati nella guida sul codice destinatario per i privati.

Il codice del cliente, scritto una volta sola

Se ogni fattura comincia con la ricerca del codice destinatario o della PEC del cliente in una vecchia email, lo scarto è sempre a un carattere di distanza. Prova a far partire la fattura dalle ore lavorate e dai dati del cliente già salvati.

Prova di 14 giorni, la carta serve per attivare la sottoscrizione, la disdetta si fa in autonomia e l'accesso resta fino alla fine del periodo pagato.

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