Invio tardivo della fattura elettronica: sanzioni e ravvedimento operoso

4 min. lettura

La fattura elettronica trasmessa al Sistema di Interscambio oltre i 12 giorni è una fattura non emessa nei termini: la sanzione è del 70% dell'IVA, con minimo di 300 euro, oppure da 250 a 2.000 euro se l'imposta è stata liquidata correttamente. Con il ravvedimento operoso si scende a un nono, un ottavo o un settimo del minimo. Norme, esempio e fattura scartata, aggiornati al 25 settembre 2026.

Una fattura inviata in ritardo non è emessa nei termini, ma la sanzione si può ridurre

Entro quando va trasmessa, quanto costa il ritardo dopo la riforma del 2024, come funziona il ravvedimento operoso e cosa fare se il Sistema di Interscambio scarta la fattura.

Qual è la sanzione per l'invio tardivo della fattura elettronica?

Una fattura elettronica trasmessa al Sistema di Interscambio (SdI) dopo il termine è, per il fisco, una fattura non emessa nei termini: la sanzione è del 70% dell'IVA della fattura, con un minimo di 300 euro, oppure da 250 a 2.000 euro se il ritardo non ha inciso sulla corretta liquidazione dell'imposta (art. 6, commi 1 e 4, D.Lgs. 471/1997, per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024). Il termine ordinario è di 12 giorni dall'operazione; con la fattura differita si arriva al 15 del mese successivo (art. 21, comma 4, DPR 633/1972). Finché non è stato notificato un atto di liquidazione o di accertamento, il ravvedimento operoso riduce la sanzione a un nono, un ottavo o un settimo del minimo, secondo quando si regolarizza (art. 13 D.Lgs. 472/1997). Se il tuo caso non è lineare, per esempio con più fatture in ritardo o IVA non versata, puoi chiedere una verifica a uno studio commercialistico partner.

In sintesi

  • La fattura immediata va trasmessa al SdI entro 12 giorni dall'operazione, la differita entro il 15 del mese successivo (art. 21, comma 4, DPR 633/1972).
  • Trasmetterla in ritardo equivale a non emetterla nei termini (Agenzia delle Entrate, risposta a interpello n. 528 del 2019).
  • Sanzione: 70% dell'IVA con minimo di 300 euro; da 250 a 2.000 euro se l'imposta è stata comunque liquidata correttamente (art. 6 D.Lgs. 471/1997, violazioni dal 1° settembre 2024).
  • Ravvedimento: un nono del minimo entro 90 giorni, un ottavo entro il termine della dichiarazione dell'anno, un settimo oltre (art. 13 D.Lgs. 472/1997).
  • La fattura scartata si considera non emessa e va ritrasmessa entro 5 giorni dalla notifica di scarto, con data e numero originari (circolare 13/E del 2018). Regole in vigore al 25 settembre 2026: dal 1° gennaio 2027 queste norme passano ai testi unici.

Quanto costa la sanzione se la fattura elettronica parte in ritardo?

La misura dipende da una domanda: il ritardo ha fatto saltare l'IVA dalla liquidazione del periodo in cui andava versata? Le regole sono quelle dell'articolo 6 del D.Lgs. 471/1997 nel testo modificato dal D.Lgs. 87/2024, che si applica alle violazioni commesse dal 1° settembre 2024. Se per la stessa operazione si violano più obblighi di documentazione e registrazione, la sanzione si applica una volta sola (comma 5).

  • IVA comunque nella liquidazione giusta

    Da 250 a 2.000 euro per ciascuna fattura: il ritardo non ha inciso sulla corretta liquidazione del tributo (art. 6, comma 1, ultimo periodo; risposta a interpello n. 528 del 2019).

  • IVA saltata dalla liquidazione dovuta

    70% dell'imposta relativa all'imponibile non correttamente documentato, e mai meno di 300 euro (art. 6, commi 1 e 4).

  • Operazioni senza IVA

    Non imponibili, esenti o non soggette, come quelle del forfettario con natura N2.2: 5% dei corrispettivi non documentati, minimo 300 euro; da 250 a 2.000 euro se la violazione non rileva neppure per il reddito (art. 6, commi 2 e 4).

  • Il cliente che non riceve la fattura

    Chi acquista nell'esercizio d'impresa o professione rischia il 70% dell'imposta, minimo 250 euro, se non comunica l'omissione all'Agenzia delle Entrate entro 90 giorni dal termine di emissione (art. 6, comma 8).

Come si fa il ravvedimento operoso per una fattura elettronica tardiva?

01

Verifica di poterlo ancora fare

Prima di un atto di liquidazione o di accertamento

Il ravvedimento vale se la violazione non è già stata constatata e non sono iniziate verifiche di cui hai avuto formale conoscenza (art. 13, comma 1, D.Lgs. 472/1997). Per i tributi gestiti dall'Agenzia delle Entrate questa preclusione scatta solo con la notifica degli atti di liquidazione e di accertamento, comprese le comunicazioni degli esiti dei controlli (comma 1-ter).

02

Trasmetti la fattura

La regolarizzazione parte dall'emissione

Finché la fattura non passa dal SdI l'omissione resta. Per il fornitore la fattura è emessa quando arriva la ricevuta di consegna o quella di impossibilità di recapito; con la ricevuta di scarto non lo è (guida dell'Agenzia delle Entrate, dicembre 2025).

03

Scegli la riduzione

Dipende da quanto tempo è passato

Un nono del minimo se regolarizzi entro 90 giorni dall'omissione (lettera a-bis); un ottavo entro il termine della dichiarazione relativa all'anno della violazione (lettera b); un settimo oltre quel termine (lettera b-bis). Il minimo è quello della sanzione che si applica al tuo caso.

04

Paga tutto insieme

Sanzione ridotta, imposta e interessi

La sanzione ridotta si versa insieme all'imposta non pagata, se c'è, e agli interessi moratori al tasso legale calcolati giorno per giorno (comma 2). Il ravvedimento non impedisce controlli e accertamenti successivi (comma 1-quater).

Quanto si paga con il ravvedimento: un esempio con i numeri

Un professionista in regime ordinario, con liquidazione IVA mensile, incassa un compenso mercoledì 4 marzo 2026. Per i servizi l'operazione si considera effettuata al pagamento (art. 6, comma 3, DPR 633/1972), quindi la fattura va trasmessa entro lunedì 16 marzo. Parte venerdì 20 marzo e l'IVA entra comunque nella liquidazione di marzo: è lo schema della risposta a interpello n. 528 del 2019, con ritardo sanzionabile ma liquidazione corretta. I conti applicano le frazioni dell'art. 13 D.Lgs. 472/1997 al minimo di 250 euro.

1. Il ritardo: 4 giorni

Pagamento il 4 marzo, scadenza dei 12 giorni il 16 marzo, trasmissione al SdI il 20 marzo. La fattura non è emessa nei termini.

2. La sanzione: da 250 a 2.000 euro

L'IVA è nella liquidazione giusta, quindi non si applica il 70% dell'imposta ma la misura fissa dell'art. 6, comma 1, ultimo periodo: il minimo è 250 euro.

3. Il ravvedimento: 27,78 euro

Entro 90 giorni dal 16 marzo, un nono di 250 euro: 27,78 euro. Entro il termine della dichiarazione relativa al 2026 un ottavo, 31,25 euro; dopo, un settimo, 35,71 euro. Con l'IVA già versata non ci sono imposta né interessi da aggiungere.

Quali errori fanno pagare di più una fattura inviata in ritardo?

Nel 2018, in fase di prima applicazione, la circolare 13/E ha considerato non punibile il file inviato con un minimo ritardo che non pregiudicava la liquidazione dell'imposta. La risposta a interpello n. 528 del 2019 ha poi chiarito che, dopo il 30 settembre 2019, la fattura trasmessa oltre i 12 giorni è sanzionabile da 250 a 2.000 euro anche se l'IVA è liquidata correttamente.

La fattura scartata dal SdI si considera non emessa. La circolare 13/E del 2018 indica di riemetterla preferibilmente entro cinque giorni dalla notifica di scarto, con la data e il numero del documento originario; anche la guida dell'Agenzia di dicembre 2025 consiglia di ricompilarla con la stessa data e numerazione. Fra le cause di scarto c'è il codice destinatario inesistente: vale la pena ricontrollare come si trova e si verifica il codice destinatario.

I tempi del SdI vanno da pochi minuti fino a 5 giorni quando le fatture in elaborazione sono molte, e la ricevuta di scarto arriva entro 5 giorni. Chi trasmette il dodicesimo giorno e non controlla la ricevuta può scoprire lo scarto quando la fattura è già fuori termine. Quali controlli fa il sistema e cosa dice ogni ricevuta lo trovi nella guida a cos'è e come funziona il SdI.

La stessa risposta a interpello n. 528 del 2019 riportava la sanzione allora in vigore, fra il 90 e il 180% dell'imposta con un minimo di 500 euro. Per le violazioni commesse dal 1° settembre 2024 valgono il 70% e il minimo di 300 euro fissati dal D.Lgs. 87/2024, oppure la misura da 250 a 2.000 euro quando la liquidazione non è toccata.

Cosa fare adesso

  1. Controlla le fatture trasmesse oltre i 12 giorni, o oltre il 15 del mese successivo per le differite, e annota per ciascuna se l'IVA è finita nella liquidazione del periodo giusto: è questo che decide fra il 70% dell'imposta e la misura da 250 a 2.000 euro.
  2. Dopo ogni invio guarda l'esito, non solo il giorno della scadenza. In OreFattura la fattura si emette e si trasmette dal software e gli esiti del SdI si aggiornano ogni 15 minuti con il motivo dello scarto in chiaro, così uno scarto si vede al controllo successivo e resta il tempo per ritrasmettere; non ci sono avvisi via email sugli esiti, lo stato si legge nell'elenco delle fatture e nella dashboard. È il modo in cui si trasmette una fattura e se ne seguono gli esiti.
  3. Se hai più fatture in ritardo o IVA non versata, fai calcolare il ravvedimento da uno studio partner prima che scada il termine della dichiarazione dell'anno.

Domande frequenti sull'invio tardivo della fattura elettronica

Entro 12 giorni dall'effettuazione dell'operazione (art. 21, comma 4, DPR 633/1972); per i servizi l'operazione si considera effettuata al pagamento, salvo che la fattura sia emessa prima. Con la fattura differita, per i servizi resi nello stesso mese allo stesso cliente, il termine è il 15 del mese successivo. Nel campo Data va la data dell'operazione (circolare 14/E del 2019). I passaggi completi sono nella guida su come si prepara e si trasmette una fattura elettronica.

No. Con la ricevuta di scarto la fattura non è mai stata emessa: va corretto l'errore indicato nella ricevuta e il file va trasmesso di nuovo. La circolare 13/E del 2018 indica di farlo entro cinque giorni dalla notifica di scarto, con la data e il numero originari.

No. Per il fornitore la fattura è emessa sia con la ricevuta di consegna sia con quella di impossibilità di recapito, e la data di esigibilità è quella della fattura. Il SdI mette il duplicato nell'area riservata del cliente, che va avvisato per altre vie, per esempio via email o per telefono (guida dell'Agenzia delle Entrate, dicembre 2025). Proprio perché è emessa, se contiene un errore non si ritrasmette: si corregge con una nota di credito o una nota di debito.

No. Il pagamento e la regolarizzazione non impediscono l'inizio o la prosecuzione di accessi, ispezioni, verifiche e altri controlli (art. 13, comma 1-quater, D.Lgs. 472/1997). Il ravvedimento riduce la sanzione, non chiude la posizione.

Dal 1° gennaio 2027 l'art. 6 del D.Lgs. 471/1997 e l'art. 13 del D.Lgs. 472/1997 risultano abrogati dal D.Lgs. 173/2024, il testo unico delle sanzioni tributarie, come modificato dal D.L. 200/2025; l'art. 21 del DPR 633/1972 passa al testo unico IVA (D.Lgs. 10/2026). Per violazioni commesse dal 2027 controlla gli articoli dei testi unici prima di usare le regole di questa pagina, aggiornata al 25 settembre 2026.

Vuoi accorgerti di uno scarto quando c'è ancora tempo per ritrasmettere?

Emissione, trasmissione al Sistema di Interscambio ed esiti controllati ogni 15 minuti, con il motivo dello scarto in chiaro, nello stesso software in cui segni le ore.

Guarda come funziona per professionisti, piccoli studi e agenzie che fatturano il proprio tempo.

Contenuto realizzato con il supporto dell'intelligenza artificiale.