Storno fattura elettronica: nota di credito, nota di debito e cosa si può correggere

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Una fattura elettronica consegnata dal SdI non si annulla: si storna con una nota di credito TD04 o si integra con una nota di debito TD05, come prevede l'art. 26 DPR 633/1972. Quando si può fare, entro quale termine e perché la fattura scartata invece si corregge e si ritrasmette.

Una fattura consegnata non si cancella: si corregge con un altro documento

Quando serve la nota di credito, quando la nota di debito, entro quale termine, e perché la fattura scartata dal SdI è tutto un altro caso.

Come si storna una fattura elettronica?

Una fattura elettronica consegnata dal Sistema di Interscambio (SdI) non si annulla e non si modifica: lo storno della fattura si fa emettendo una nota di credito (tipo documento TD04), che riduce in tutto o in parte quanto fatturato, mentre se l'importo va aumentato serve una nota di debito (TD05). Sono le note di variazione dell'articolo 26 del DPR 633/1972, che l'Agenzia delle Entrate indica come lo strumento principale per rimediare agli errori di fatturazione (risposta a interpello n. 832 del 2021). La nota riporta gli estremi della fattura originaria e passa anch'essa dal SdI. La fattura scartata è un caso diverso: per il SdI non è mai stata emessa, quindi non si storna ma si corregge e si ritrasmette. Per non ricopiare i dati a mano conviene un software che collega la nota di credito alla fattura.

In sintesi

  • Una fattura consegnata o messa a disposizione dal SdI è emessa: non si annulla, si corregge con una nota di variazione (art. 26 DPR 633/1972).
  • Nota di credito TD04: variazione in diminuzione (comma 2), per lo storno totale o parziale. Nota di debito TD05: variazione in aumento (comma 1), obbligatoria quando imponibile o imposta crescono.
  • Se la riduzione nasce da un accordo fra le parti o dalla rettifica di inesattezze della fatturazione, la nota di credito si emette entro un anno dall'effettuazione dell'operazione (comma 3).
  • La fattura scartata dal SdI si considera non emessa: nessuna nota di credito, si corregge e si ritrasmette, preferibilmente entro cinque giorni dallo scarto, con la stessa data e lo stesso numero (circolare 13/E del 2018).
  • Dal 1º gennaio 2027 l'art. 26 DPR 633/1972 è abrogato e la materia passa al Testo unico IVA (D.Lgs. 10/2026). Regole in vigore alla data di questo articolo, 26 settembre 2026.

In quali casi si emette una nota di credito o una nota di debito?

L'articolo 26 del DPR 633/1972 distingue due direzioni. La variazione in aumento è un obbligo: se dopo la fattura l'imponibile o l'imposta crescono «per qualsiasi motivo», si documenta il maggiore importo. La variazione in diminuzione è un diritto del fornitore, ammesso solo nei casi che la norma elenca. Sono questi.

  • L'operazione viene meno

    Nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione e simili: la nota di credito storna in tutto o in parte la fattura (comma 2).

  • Abbuoni e sconti previsti dal contratto

    Riducono l'imponibile già fatturato e si documentano con una nota di credito (comma 2).

  • Accordo successivo fra le parti

    Se il corrispettivo si riduce per un accordo arrivato dopo, la nota di credito si emette entro un anno dall'effettuazione dell'operazione (comma 3).

  • Errore in fattura

    Imposta o importo più alti del reale: si rettificano con nota di credito entro lo stesso anno. Più bassi del reale: nota di debito (commi 1 e 3).

  • Cliente che non paga

    Solo dall'apertura di una procedura concorsuale o dopo procedure esecutive individuali rimaste infruttuose (comma 3-bis).

  • Importo che aumenta

    Ore in più, prezzo rivisto al rialzo, IVA non addebitata: nota di debito TD05 sul maggiore ammontare (comma 1).

Come si compila una nota di credito elettronica?

01

Scegli il tipo documento

TD04 per ridurre, TD05 per aumentare

Le specifiche tecniche della fattura elettronica (versione 1.9.1) prevedono TD04 «Nota di Credito» e TD05 «Nota di Debito»; TD08 e TD09 sono le versioni semplificate. La nota di credito serve a «variare in diminuzione quanto fatturato in precedenza», la nota di debito a variarlo in aumento (guida dell'Agenzia delle Entrate alla compilazione delle fatture elettroniche, versione 1.10 del 2025). Tutti i 20 tipi documento della fattura ordinaria, da TD01 a TD29, sono nell'elenco completo dei codici TD della fattura elettronica.

02

Collega la fattura originaria

Numero e data nel blocco DatiFattureCollegate

Gli estremi della fattura da rettificare vanno nel campo 2.1.6 «DatiFattureCollegate», sia per la nota di credito sia per quella di debito. È il collegamento che permette a te, al cliente e al commercialista di ricostruire la storia del documento.

03

Indica imponibile e imposta della variazione

Oppure la natura, se l'IVA non si applica

Nella nota si riporta l'importo che cambia, non l'intera fattura rifatta: per uno storno totale coincide con l'originale, per uno parziale è solo la differenza. Se l'operazione non è imponibile, al posto dell'imposta si indica la natura, per esempio N2.2 nel regime forfettario. Quale codice usare negli altri casi, da N1 a N7, lo spiega la guida ai codici natura IVA e al loro uso.

04

Trasmetti la nota al SdI

Come una fattura, in formato elettronico

Le note di variazione datate dal 2019 in poi si emettono in forma elettronica (FAQ dell'Agenzia delle Entrate n. 20). Il SdI scarta i duplicati con stesso fornitore, anno e numero, ma ammette lo stesso numero se uno dei due documenti è una nota di credito TD04.

05

Il cliente registra la variazione

Nei limiti della detrazione che aveva operato

Se il fornitore usa la variazione in diminuzione, il cliente che aveva già registrato la fattura registra a sua volta la variazione (art. 26, comma 5). Per questo conviene avvisarlo prima: la nota di credito cambia anche i suoi conti.

Un esempio: quattro ore fatturate in più

Un consulente in regime ordinario fattura 20 ore a 50 euro l'ora con IVA al 22%. La fattura viene consegnata dal SdI; il giorno dopo il cliente fa notare che le ore concordate erano 16. La fattura non si può più toccare: le strade sono due, con lo stesso risultato finale. I numeri sono di esempio e, per semplicità, non considerano ritenuta d'acconto e contributi.

1. La fattura consegnata: 1.220 euro

20 ore per 50 euro fanno 1.000 euro di imponibile, più 220 euro di IVA. Con la ricevuta di consegna la fattura è emessa: per correggerla serve un nuovo documento.

2. Storno parziale: nota di credito di 244 euro

Una nota TD04 per le 4 ore in più: 200 euro di imponibile e 44 di IVA, collegata alla fattura. Il cliente deve 976 euro. Se la riduzione nasce da un accordo, la nota va emessa entro un anno dall'operazione.

3. Oppure storno totale e fattura nuova

Una nota di credito per l'intero importo, 1.000 euro più 220 di IVA, e una nuova fattura di 16 ore: 800 euro più 176 di IVA, 976 euro. Stesso dovuto, un documento in più, ma una fattura che riporta le ore giuste.

Quali errori si fanno più spesso quando si storna una fattura?

Il Sistema di Interscambio non ha una funzione di annullamento né di rifiuto: il cliente che contesta una fattura lo comunica direttamente al fornitore, per email o telefono (FAQ dell'Agenzia delle Entrate n. 18). La correzione passa sempre da una nota di variazione. Cosa fa il SdI, dai controlli sul file alle ricevute, lo trovi nella guida su come funziona il Sistema di Interscambio.

La fattura scartata dal SdI si considera non emessa (circolare 13/E del 2018): se era già stata registrata basta una variazione contabile interna, senza trasmettere note di variazione. Si corregge l'errore e si ritrasmette, preferibilmente entro cinque giorni dallo scarto con la stessa data e lo stesso numero. Se nel frattempo i tempi si allungano, vale quanto spiegato su invio tardivo e sanzioni della fattura elettronica.

Per gli accordi successivi e per la rettifica di inesattezze la nota di credito si emette entro un anno dall'effettuazione dell'operazione. Nella risposta a interpello n. 832 del 2021 l'Agenzia ha escluso lo storno totale, chiesto nel 2020, di fatture del 2017 con l'indirizzo del cliente sbagliato.

Se l'importo dovuto cresce, la nota di credito non serve: si emette una nota di debito TD05 per la differenza. La variazione in aumento non è facoltativa: l'art. 26, comma 1, la impone «per qualsiasi motivo», compresa la rettifica di inesattezze della fatturazione.

Cosa fare adesso

  1. Guarda l'esito del SdI prima di emettere altro: la fattura scartata si ritrasmette con stessa data e stesso numero, quella consegnata si corregge con una nota di variazione. Controlli e ricevute sono nella guida su come si fa una fattura elettronica passo per passo.
  2. Per ridurre l'importo emetti la nota di credito entro un anno dall'operazione, collegata alla fattura. In OreFattura la nota di credito TD04 è a storno totale e nasce in due passaggi dalla fattura originale; all'emissione ore e rinnovi tornano da fatturare, così la fattura corretta si rifà dalle ore già registrate. Il perimetro è lo storno totale: riduzioni parziali e note di debito si emettono con un altro strumento, per esempio la procedura web gratuita dell'Agenzia delle Entrate.
  3. Se l'importo va aumentato, emetti una nota di debito TD05 per la differenza e avvisa il cliente: è un obbligo.

Domande frequenti sullo storno della fattura

No, se il SdI l'ha consegnata o ha inviato la ricevuta di impossibilità di recapito: per il fornitore la fattura è emessa. Si annulla solo nel senso fiscale, con una nota di credito che la storna per intero. Se invece è arrivata una ricevuta di scarto, la fattura non è mai stata emessa e basta correggerla e ritrasmetterla.

La nota di credito (TD04) riduce quanto fatturato ed è un diritto del fornitore nei casi dell'art. 26, comma 2, DPR 633/1972. La nota di debito (TD05) lo aumenta ed è un obbligo ogni volta che imponibile o imposta crescono (comma 1). Entrambe riportano gli estremi della fattura originaria.

Entro un anno dall'effettuazione dell'operazione quando la riduzione dipende da un accordo sopravvenuto fra le parti o dalla rettifica di inesattezze della fatturazione (art. 26, comma 3). Il limite di un anno non è scritto per gli altri casi, come la risoluzione del contratto o le procedure concorsuali, che hanno però condizioni proprie: conviene farli verificare dal commercialista.

Il fornitore, cioè chi aveva emesso la fattura. Il cliente non può rifiutare la fattura tramite il SdI: se non è d'accordo lo comunica al fornitore per altre vie, e quando riceve la nota di credito registra la variazione nei limiti della detrazione che aveva operato (art. 26, comma 5).

Se il codice è inesistente no: il SdI scarta la fattura anche se è formalmente corretta, e una fattura scartata si considera non emessa (circolare 13/E del 2018). Si corregge il codice e si ritrasmette; come trovare quello giusto lo spiega la guida al codice destinatario SDI.

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