SdI, Sistema di Interscambio: cos'è, come funziona e come si inviano le fatture elettroniche

5 min. lettura

Il SdI, Sistema di Interscambio, è il sistema dell'Agenzia delle Entrate che riceve, controlla e recapita le fatture elettroniche. Come funziona passo per passo, quali ricevute restituisce (consegna, scarto entro 5 giorni, impossibilità di recapito), i quattro canali di trasmissione e l'accreditamento, quando la fattura si considera emessa e perché il SdI non conserva le fatture.

Il SdI non è un codice né un archivio: è il sistema che controlla e recapita ogni fattura elettronica

Cosa controlla, quali ricevute restituisce, da quali canali si trasmette e da quale momento la fattura si considera emessa.

Che cos'è il SdI, il Sistema di Interscambio?

Il SdI, Sistema di Interscambio, è il sistema informatico gestito dall'Agenzia delle Entrate che riceve le fatture elettroniche in formato XML, le controlla e le recapita al cliente: impresa, professionista, privato o pubblica amministrazione. Fra soggetti residenti o stabiliti in Italia le fatture si emettono solo in formato elettronico attraverso il SdI (art. 1, comma 3, D.Lgs. 127/2015, che dal 1º gennaio 2027 diventa l'art. 77, comma 3, del Testo unico IVA, D.Lgs. 10/2026). Il SdI non è il codice destinatario, che è l'indirizzo a cui recapita, e non è un archivio: le fatture si conservano a norma a parte. Chi usa un software di fatturazione di solito non lo vede: il programma trasmette e riporta le ricevute, come nel percorso dalle ore alla fattura trasmessa al SdI.

In sintesi

  • Il SdI è il sistema informatico gestito dall'Agenzia delle Entrate che riceve, controlla e inoltra le fatture elettroniche XML, verso imprese, privati e pubbliche amministrazioni (fatturapa.gov.it).
  • Se un controllo non va a buon fine, il SdI invia una ricevuta di scarto entro 5 giorni e la fattura si considera non emessa (specifiche tecniche 1.9.1, par. 1.6).
  • Con la ricevuta di consegna o di impossibilità di recapito la fattura si considera emessa per il fornitore (guida dell'Agenzia delle Entrate, dicembre 2025).
  • Si trasmette dal portale Fatture e Corrispettivi, via PEC, con un web service (SDICoop) o via SFTP (SDIFTP): gli ultimi due sono canali da accreditare presso il SdI.
  • Il SdI non conserva le fatture: la consultazione sul portale non è conservazione a norma, che si attiva a parte. Regole verificate alla data di questo articolo, 28 settembre 2026.

Come funziona il SdI, dall'invio alla ricevuta?

Il percorso di una fattura elettronica attraverso il SdI ha cinque passaggi, descritti nelle specifiche tecniche dell'Agenzia delle Entrate (versione 1.9.1 del 31 marzo 2026). Valgono per le fatture fra imprese, professionisti e privati; verso la pubblica amministrazione si aggiungono i messaggi di esito del committente.

01

Il fornitore prepara il file XML

Con i dati minimi della fattura, in un file fino a 5 MB

La fattura è un file XML nel formato delle specifiche tecniche, con i dati minimi dell'art. 21, comma 2, DPR 633/1972 (dal 1º gennaio 2027 art. 72 del Testo unico IVA). Il singolo file non può superare 5 MB e la firma digitale è facoltativa: se c'è, il SdI ne verifica il certificato. Come si compila, campo per campo, lo spiega la guida su come fare una fattura elettronica.

02

Il file arriva al SdI

Dal canale del fornitore o del suo intermediario

Il SdI riceve il file e gli assegna un proprio identificativo. Il riscontro immediato, cioè l'avviso a video del portale, la ricevuta della PEC o la risposta del web service, attesta solo che il file è arrivato: non dice che la fattura è corretta né che è emessa (specifiche tecniche, par. 1.3.1).

03

Il SdI esegue i controlli

Da pochi minuti fino a un massimo di 5 giorni

Il SdI verifica, fra l'altro, il nome del file, la presenza dei dati minimi, l'esistenza in Anagrafe Tributaria della partita IVA del fornitore e della partita IVA o del codice fiscale del cliente, il campo «Codice destinatario» valorizzato, la coerenza fra imponibile, aliquota e imposta e che il file non sia un duplicato. Se un controllo fallisce, la fattura è scartata e non arriva al cliente.

04

Il SdI recapita la fattura

All'indirizzo telematico del cliente

Il SdI consegna all'indirizzo che il cliente ha registrato sul portale Fatture e Corrispettivi, che ha la priorità, oppure a quello scritto in fattura nei campi «Codice destinatario» o «PEC destinatario», e mette un duplicato nell'area riservata del cliente. Se il canale del cliente non risponde, o il codice è 0000000 senza PEC, la fattura resta a disposizione nella sola area riservata.

05

Il SdI invia la ricevuta a chi ha trasmesso

Sullo stesso canale da cui è arrivata la fattura

L'esito torna al trasmittente: ricevuta di consegna, di scarto o di impossibilità di recapito. Le ricevute sono file XML firmati dal SdI e si consultano anche sul portale Fatture e Corrispettivi, alla voce «Monitoraggio delle ricevute dei file trasmessi».

Come si inviano le fatture al SdI? I quattro canali di trasmissione

Le specifiche tecniche prevedono quattro modi per trasmettere il file al SdI (par. 1.3.1), e chiunque li usi, il fornitore o un intermediario per suo conto, riceve le stesse ricevute. Per l'Agenzia delle Entrate, «se occorre inviare poche fatture al giorno, è sufficiente utilizzare una PEC ovvero il servizio web del portale».

  • Portale Fatture e Corrispettivi

    Upload del file XML, o di uno ZIP fino a 5 MB, oppure compilazione e invio con la procedura web o l'app FatturAE. Non serve accreditamento; l'esito si legge nel monitoraggio delle ricevute.

  • PEC

    Il file si allega a un messaggio per sdi01@pec.fatturapa.it al primo invio; poi si usa l'indirizzo che il SdI comunica nella prima risposta. Un messaggio può contenere più file, fino a 30 MB.

  • SDICoop, il web service

    Cooperazione applicativa via HTTPS e SOAP, un file alla volta fino a 5 MB. Richiede l'accreditamento del canale, certificati digitali e test di interoperabilità con il SdI.

  • SDIFTP, il trasferimento via SFTP

    Supporti cifrati fino a 150 MB depositati su un server SFTP. Richiede l'accreditamento: secondo le specifiche si adatta agli intermediari che concentrano e smistano grandi volumi.

SDICoop e SDIFTP funzionano solo dopo l'accreditamento sul Sistema di Accreditamento del SdI: test di interoperabilità, presa visione dell'Accordo di servizio e passaggio in produzione, con cui il canale «viene ufficialmente riconosciuto come canale accreditato». PEC e invio dal portale non richiedono accreditamento. Non serve però avere un canale proprio: il SdI accetta le fatture anche da una PEC o da un canale gestito da un intermediario o da un provider (guida dell'Agenzia delle Entrate, dicembre 2025).

Quali ricevute invia il SdI e cosa significano?

Nel flusso fra imprese, professionisti e privati il SdI usa quattro tipi di messaggio, riconoscibili dalla sigla nel nome del file (specifiche tecniche 1.9.1, appendice 6).

SiglaMessaggioQuando arrivaCosa significa per la fattura
RCRicevuta di consegnaIl SdI ha recapitato il file al canale del clienteEmessa; riporta la data di consegna, da cui il cliente può detrarre l'IVA
NSRicevuta di scartoUn controllo non è superato; arriva entro 5 giorni dalla ricezione del fileNon emessa: si corregge l'errore e si ritrasmette
MCRicevuta di impossibilità di recapitoIl canale del cliente non è attivo, o il codice destinatario è 0000000 senza PECEmessa per il fornitore; il cliente la trova nella sua area riservata
MTNotifica dei metadatiAccompagna la fattura verso il cliente, non torna al fornitoreNessun effetto sull'emissione: serve a chi riceve per elaborare il file

Verso la pubblica amministrazione il flusso ha messaggi in più: la notifica di esito committente, con cui l'ente accetta o rifiuta la fattura entro 15 giorni, la notifica di decorrenza termini quando l'esito non arriva e l'attestazione di avvenuta trasmissione con impossibilità di recapito (fatturapa.gov.it).

Quando la fattura si considera emessa? Tre esiti a confronto

Per l'Agenzia delle Entrate (guida di dicembre 2025) la fattura si considera emessa quando il SdI invia la ricevuta di consegna o quella di impossibilità di recapito, e la data di esigibilità dell'IVA è quella scritta in fattura. Lo scarto, invece, significa che la fattura non è mai stata emessa. Una fattura emessa non si annulla e non si ritrasmette: se contiene un errore si corregge con lo storno con nota di credito o la nota di debito. Tre fatture di esempio, con dati di fantasia:

1. Consegnata: ricevuta RC

Fattura del 10 marzo a un cliente con codice destinatario ABC1234. Il SdI la consegna: la fattura è emessa con la data del 10 marzo e il cliente detrae l'IVA dalla data di consegna scritta nella ricevuta.

2. Scartata: ricevuta NS

L'imposta non corrisponde ad aliquota per imponibile e il SdI la scarta con il codice 00421. La fattura non è emessa: si corregge e si ritrasmette, con la stessa data e lo stesso numero, come consiglia la guida.

3. Non recapitata: ricevuta MC

Fattura a un privato con codice 0000000 e senza PEC: il SdI la mette nell'area riservata del cliente. È emessa per il fornitore, che deve avvisare il cliente per altre vie, per esempio con un'email o una telefonata.

Quali errori si fanno più spesso con il SdI?

Il SdI è il sistema che trasporta le fatture; il «codice SDI», detto anche codice destinatario o codice univoco, è l'indirizzo di 7 caratteri a cui il SdI le recapita. Che cos'è, chi lo assegna e dove si trova lo spiega la guida al codice destinatario della fattura elettronica.

Il SdI controlla e recapita, non conserva. Sul portale Fatture e Corrispettivi i file delle fatture transitate restano consultabili fino al 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di ricezione, ma per l'Agenzia delle Entrate «la consultazione non deve essere confusa con la conservazione». Chi emette e chi riceve una fattura elettronica deve conservarla a norma, per esempio aderendo al servizio gratuito dell'Agenzia.

L'avviso del portale, la ricevuta della PEC o la risposta del web service dicono solo che il file è arrivato. La fattura è emessa con la ricevuta di consegna o di impossibilità di recapito; con lo scarto non lo è e va corretta e ritrasmessa. Tempi e conseguenze di un invio oltre i termini sono nella guida sull'invio tardivo della fattura elettronica.

Una fattura scartata non è mai stata emessa, quindi il suo numero non è «bruciato»: la guida dell'Agenzia consiglia di ritrasmetterla con la stessa data e lo stesso numero. Se non si usa la procedura web del portale deve cambiare il nome del file, perché un nome già trasmesso viene scartato (codice 00002).

L'indirizzo sdi01@pec.fatturapa.it serve per il primo invio: con la prima risposta il SdI comunica l'indirizzo PEC da usare dopo. Per le specifiche tecniche, un indirizzo diverso da quello assegnato non garantisce che il messaggio sia ricevuto.

Cosa fare adesso

  1. Controlla come ricevi: registra sul portale Fatture e Corrispettivi l'indirizzo telematico dove vuoi le fatture dei fornitori, un codice destinatario o una PEC. Il SdI considera prioritaria la scelta registrata.
  2. Scegli come trasmetti in base ai volumi: per poche fatture bastano il portale o una PEC; con un software, verifica che ti mostri gli esiti del SdI e il motivo degli scarti. In OreFattura la fattura parte con un pulsante sul canale SDICoop accreditato di AraLith, senza PEC né certificati da gestire, e gli esiti si aggiornano ogni 15 minuti con il motivo dello scarto in chiaro, nell'elenco fatture e nella dashboard (non arrivano via email). Emette fatture (TD01) e note di credito a storno totale (TD04) verso imprese, professionisti e privati, non verso la pubblica amministrazione: ecco come si passa dalle ore alla fattura trasmessa.
  3. Attiva la conservazione a norma: il servizio gratuito dell'Agenzia si attiva dal portale Fatture e Corrispettivi, alla voce «Fatturazione elettronica e Conservazione», e può recuperare anche le fatture transitate dal 1º gennaio del secondo anno precedente l'adesione.

Domande frequenti sul SdI

Lo gestisce l'Agenzia delle Entrate. Secondo le specifiche tecniche è la struttura istituita dal Ministero dell'Economia e delle Finanze (art. 1, comma 211, L. 244/2007) attraverso cui passano le fatture elettroniche verso le pubbliche amministrazioni e verso i privati.

Da pochi minuti fino a un massimo di 5 giorni: per l'Agenzia delle Entrate i tempi si allungano quando le fatture in elaborazione sono moltissime. Anche la ricevuta di scarto, se c'è un errore, arriva entro 5 giorni dalla ricezione del file.

Sì. Per il consumatore finale si indica il codice fiscale e, se non ha dato una PEC, il codice destinatario 0000000: il SdI mette la fattura nell'area riservata del cliente e il fornitore riceve la ricevuta di impossibilità di recapito. Fanno eccezione le prestazioni sanitarie verso consumatori finali, per cui la fattura tramite SdI è vietata. I dettagli sono nella guida al codice destinatario per i privati.

No. Per le fatture verso imprese, professionisti e privati il SdI accetta anche file senza firma digitale; se il file è firmato, ne verifica il certificato (specifiche tecniche, par. 1.2.1). Non serve nemmeno una PEC propria: si può trasmettere dal portale, con l'app FatturAE o tramite un intermediario.

No: il singolo file fattura, che contenga una fattura o un lotto, non può superare 5 MB su nessun canale. Con la PEC un messaggio può contenere più file fino a 30 MB e con SDIFTP i supporti arrivano a 150 MB, ma ogni file fattura resta entro i 5 MB.

Vuoi trasmettere al SdI senza gestire PEC, certificati e canali?

Dalle ore lavorate alla fattura elettronica trasmessa al Sistema di Interscambio, con gli esiti e il motivo degli scarti in chiaro.

Guarda il percorso completo, dalla bozza alla ricevuta del SdI.

Contenuto realizzato con il supporto dell'intelligenza artificiale.