Parcella, preavviso di parcella e fattura: che differenza c'è e quando si emette ciascuno
La parcella è la fattura del professionista: l'art. 21 DPR 633/1972 la nomina fra le forme della fattura. Il preavviso (o avviso) di parcella è il conto anticipato al cliente prima del pagamento e, come la proforma, non è la fattura. Per le prestazioni di servizi la fattura si emette quando il cliente paga, entro 12 giorni o con la fattura differita. Definizioni, esempio, errori e cosa cambia dal 2027.
La parcella è già una fattura: il preavviso di parcella è il conto che la anticipa
Che cosa significano parcella, avviso di parcella e notula, quando nasce l'obbligo di emettere la fattura e come si passa dal preavviso alla fattura elettronica, con le regole del DPR 633/1972.
Che differenza c'è tra parcella e fattura?
La differenza tra parcella e fattura è solo nel nome: la parcella è la fattura del professionista, perché l'art. 21, comma 1, del DPR 633/1972 prevede che la fattura si emetta «anche sotto forma di nota, conto, parcella e simili», con lo stesso contenuto obbligatorio. Il preavviso di parcella, detto anche avviso di parcella, è invece il conto che il professionista manda al cliente prima del pagamento: nessuna norma IVA lo disciplina e, come la proforma, non è la fattura. Per una prestazione di servizi la fattura si emette quando il cliente paga, perché è il pagamento a far considerare effettuata l'operazione (art. 6, terzo comma, DPR 633/1972). Il preavviso di parcella funziona come la fattura proforma, il documento che anticipa la fattura.
In sintesi
- La parcella è una fattura: l'art. 21, comma 1, DPR 633/1972 la elenca fra le forme della fattura, insieme a nota e conto, e richiede gli stessi dati.
- Il preavviso o avviso di parcella non è disciplinato da norme: l'Agenzia delle Entrate lo accosta alla fattura proforma e lo ritiene idoneo a documentare la fattura differita (FAQ n. 22 del 27 novembre 2018).
- Per le prestazioni di servizi la fattura si emette al pagamento del compenso (art. 6, terzo comma, DPR 633/1972); se il cliente paga un acconto, la fattura si emette per quell'importo.
- La fattura si emette entro 12 giorni dal pagamento o, differita, entro il 15 del mese successivo (art. 21, comma 4); fra soggetti residenti in Italia è elettronica e passa dal Sistema di Interscambio.
- Regole in vigore alla data di questo articolo, 13 ottobre 2026; dal 1° gennaio 2027 le stesse regole sono negli artt. 24 e 72 del Testo unico IVA (D.Lgs. 10/2026).
Cosa significano parcella, avviso di parcella e notula?
Parcella, avviso di parcella e notula sono parole d'uso dei professionisti, ma ai fini IVA i documenti sono due: la fattura e il conto che la precede. L'unico documento ufficiale che nomina l'avviso di parcella è la FAQ n. 22 dell'Agenzia delle Entrate, che lo mette accanto alla «c.d. fattura proforma» e risponde che un documento di questo tipo, con la descrizione dell'operazione, la data di effettuazione e gli identificativi delle parti, «può certamente essere idoneo a supportare il differimento dell'emissione della fattura elettronica». Le conclusioni sul preavviso qui sotto discendono dagli articoli 6 e 21 del DPR 633/1972: nessuna fonte ufficiale le scrive con queste parole. Lo stesso ragionamento vale per la proforma, nella guida alla differenza fra proforma e fattura.
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Parcella
È la fattura che il professionista emette per il proprio compenso. L'art. 21, comma 1, DPR 633/1972 la nomina fra le forme della fattura: stessi dati obbligatori, numero progressivo, IVA o natura, trasmissione al Sistema di Interscambio.
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Avviso o preavviso di parcella
È il conto mandato al cliente prima che paghi, con prestazioni e importi. Nessuna norma lo disciplina: come la proforma, non è la fattura e da solo non fa nascere l'obbligo di emetterla.
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Notula
È un termine d'uso: c'è chi lo usa per la parcella emessa e chi per il conto anticipato. Per capire che documento hai davanti conta se è stato emesso come fattura, non come si chiama.
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Fattura
È il documento fiscale dell'operazione. Per le prestazioni di servizi si emette quando il cliente paga il compenso (art. 6, terzo comma, DPR 633/1972) e fra soggetti residenti in Italia è elettronica.
Quando si emette la fattura dopo il preavviso di parcella?
La fattura dopo il preavviso di parcella si emette quando il cliente paga il compenso: entro 12 giorni dal pagamento oppure, per le prestazioni dello stesso mese verso lo stesso cliente, con una fattura differita entro il giorno 15 del mese successivo (art. 21, comma 4, DPR 633/1972). Data da scrivere nel file e fattura differita sono spiegate nella guida da proforma a fattura elettronica, passo per passo.
Mandi il preavviso di parcella
Nasce: il conto per il cliente, che non è la fattura
Nel preavviso metti gli stessi dati che avrà la fattura: le parti, la descrizione delle prestazioni, il compenso, l'IVA o la natura, l'eventuale cassa previdenziale, la ritenuta e il netto a pagare. Un numero separato da quello delle fatture evita di sfasare la numerazione.
Il cliente paga, anche solo in parte
Nasce: l'obbligo di emettere la fattura
Per le prestazioni di servizi l'operazione si considera effettuata al pagamento del corrispettivo (art. 6, terzo comma, DPR 633/1972). Se il cliente paga un acconto, l'operazione si considera effettuata per l'importo pagato, alla data del pagamento (art. 6, quarto comma).
Emetti la fattura entro 12 giorni
Oppure differita, entro il 15 del mese successivo
La fattura porta un numero progressivo che la identifica in modo univoco (art. 21, comma 2, DPR 633/1972) e, nel campo Data della fattura elettronica, la data dell'operazione, cioè del pagamento (circolare 14/E del 17 giugno 2019). Per la fattura differita il preavviso può essere il documento che individua le prestazioni: lo ammette la FAQ n. 22 dell'Agenzia delle Entrate.
Trasmetti la fattura al SdI
Nasce: la fattura elettronica
Fra soggetti residenti o stabiliti in Italia le fatture sono esclusivamente elettroniche e passano dal Sistema di Interscambio (art. 1, comma 3, D.Lgs. 127/2015). Il preavviso di parcella resta fuori da questo canale: al SdI va solo la fattura.
Dal preavviso di parcella alla fattura: un esempio
Un esempio con numeri ipotetici: un consulente in regime ordinario, senza cassa previdenziale, manda il preavviso di parcella a una società cliente, che è sostituto d'imposta e trattiene la ritenuta d'acconto del 20% sul compenso. Chi applica la ritenuta, come si versa e cosa scrivere in fattura lo spiega la guida alla ritenuta d'acconto in fattura. Se invece con il cliente hai concordato il totale e devi risalire al compenso, per un avvocato c'è il calcolo della parcella dell'avvocato a ritroso.
1. 3 novembre: il preavviso
Compenso 1.000 euro, IVA al 22% 220 euro, totale 1.220 euro; ritenuta del 20% sul compenso 200 euro, netto a pagare 1.020 euro. L'obbligo di fattura non è ancora nato.
2. 20 novembre: il pagamento
Il cliente paga 1.020 euro e trattiene i 200 euro di ritenuta. L'operazione si considera effettuata il 20 novembre (art. 6, terzo comma, DPR 633/1972) e da quel giorno l'IVA di 220 euro è esigibile.
3. Entro il 2 dicembre: la fattura
La fattura porta la data del 20 novembre 2026, il proprio numero progressivo e lo stesso totale di 1.220 euro. Si emette, cioè si trasmette al SdI, entro 12 giorni dal pagamento: entro il 2 dicembre 2026.
Quali errori si fanno più spesso tra parcella e preavviso?
Un documento trasmesso al Sistema di Interscambio come fattura è una fattura, comunque lo si chiami: l'operazione si considera effettuata alla sua data anche se il cliente non ha ancora pagato (art. 6, quarto comma, DPR 633/1972), e da quel momento l'IVA è esigibile. Il preavviso si manda al cliente, per esempio via email.
Se il compenso è pagato in parte, l'operazione si considera effettuata per l'importo pagato (art. 6, quarto comma, DPR 633/1972): la fattura per l'acconto si emette subito, e il saldo avrà la sua fattura quando arriva.
Il numero progressivo che identifica la fattura in modo univoco è un requisito della fattura (art. 21, comma 2, lett. b, DPR 633/1972). Se il preavviso prende un numero della serie delle fatture, la numerazione si sfasa quando emetti la fattura vera: il preavviso si numera a parte.
La parcella è una fattura a tutti gli effetti (art. 21, comma 1, DPR 633/1972): ha gli stessi dati obbligatori e, fra soggetti residenti o stabiliti in Italia, si emette come fattura elettronica attraverso il SdI. Una parcella in PDF o su carta, senza trasmissione, non sostituisce la fattura elettronica.
Cosa fare adesso
- Prima di mandare il conto, guarda se il cliente ha già pagato: a pagamento avvenuto il preavviso non serve, si emette direttamente la parcella come fattura elettronica (art. 6, terzo comma, DPR 633/1972).
- Nel preavviso di parcella metti gli stessi dati della fattura, un numero separato e una frase come «documento non valido ai fini fiscali», che è una prassi e non un obbligo di legge; se ti serve uno schema, parti dal modello di fattura proforma da compilare.
- Al pagamento emetti la fattura per l'importo incassato e trasmettila al SdI entro 12 giorni. In OreFattura il preavviso si fa con la fattura proforma: «Emetti proforma» le dà un numero della serie PRO, «Invia proforma» la manda al cliente con il PDF e, quando il cliente ha pagato, «Converti in fattura» e «Invia allo SDI» ne fanno la fattura elettronica, senza riscrivere i dati: è il percorso descritto in come OreFattura porta il conto fino alla fattura.
Domande frequenti su parcella e preavviso di parcella
Un avviso di parcella ricevuto dal proprio legale non è la fattura: è il conto delle prestazioni che l'avvocato manda prima del pagamento, come una proforma. La fattura, cioè la parcella vera e propria, arriva dopo il pagamento come fattura elettronica trasmessa dal Sistema di Interscambio, con un numero progressivo e la data del pagamento. Se il documento ricevuto è già passato dal SdI come fattura, invece, è una fattura a tutti gli effetti.
Il preavviso di parcella non fa nascere l'obbligo di fattura e non rende esigibile l'IVA, perché per le prestazioni di servizi l'operazione si considera effettuata con la fattura o con il pagamento (art. 6 DPR 633/1972). È una conclusione che discende dalla norma: nessuna fonte ufficiale la scrive con queste parole. L'Agenzia delle Entrate riconosce al preavviso un ruolo esplicito: può documentare le prestazioni della fattura differita (FAQ n. 22 del 27 novembre 2018).
Una parcella si calcola partendo dal compenso: si aggiungono l'eventuale cassa previdenziale e l'IVA, si sommano le spese anticipate in nome e per conto del cliente e, se il cliente è sostituto d'imposta, si sottrae la ritenuta d'acconto per arrivare al netto a pagare. Se con il cliente è stato concordato il totale, il conto si fa a ritroso: per la parcella di un avvocato, con contributo integrativo, IVA e ritenuta, c'è il calcolo della fattura inversa citato nell'esempio.
Sì, anche un professionista in regime forfettario può mandare un preavviso di parcella prima del pagamento, con gli importi senza IVA come nella fattura che seguirà. Nella parcella del forfettario non c'è l'IVA, si indica la natura N2.2 con il riferimento alla legge 190/2014 e il compenso non subisce la ritenuta d'acconto (art. 1, comma 67, L. 190/2014). La fattura si emette comunque al pagamento, come in regime ordinario.
Se il cliente non paga il preavviso di parcella, per una prestazione di servizi l'obbligo di emettere la fattura non è ancora nato, perché l'operazione si considera effettuata al pagamento (art. 6, terzo comma, DPR 633/1972). Il preavviso resta un conto senza effetti IVA. Come recuperare un compenso non pagato è un tema diverso, che questo articolo non tratta: per le vie da seguire conviene sentire un professionista.
Manda il preavviso, incassa e fai la fattura senza riscriverla
Se il conto al cliente lo prepari prima di incassare, emetti la proforma dalla bozza di fattura, mandala al cliente e convertila in fattura elettronica quando paga.
Prova di 14 giorni, la carta serve per attivare la sottoscrizione, la disdetta si fa in autonomia e l'accesso resta fino alla fine del periodo pagato.